Gli ultimi giorni di Númenor: cap 1

Gli ultimi raggi del Sole si tuffarono nel mare del lontano Ovest, inondando la baia di Andúnië della luce morente di un giorno nefasto. Il mondo volgeva verso una nuova era e pochi erano coloro che vedevano il proprio futuro certo.
<<Noi veleggiamo verso est, ma sempre a Ovest tornano i nostri cuori…>> Con un sospiro Silmarien si volse dalla finestra, distogliendo l’attenzione dal paesaggio che essa incorniciava e che le ricordava quanto le loro vite fossero così legate a quel Sole sul punto di spegnersi.
Un velo leggero le copriva le candide spalle, su cui ricadevano come onde agitate dal vento i lunghi capelli corvini. Con il cuore pesante uscì dalle sue stanze e si incamminò lungo corridoi deserti e silenziosi fino ad arrivare al cortile interno della sua dimora.
Qui attese.
Il Sole era quasi scomparso dietro di sé e le prime stelle della sera cominciavano ad affacciarsi nel riquadro di cielo contornato da immense colonne di marmo. Su ogni pilastro vi erano intagliati i volti degli antichi re di Númenor, grandi uomini e donne che avevano reso la stirpe degli Edain degna di onore e gloria.
Dalla figlia di Tar-Elendil, quarto re di quella grande casata, prendeva il suo nome; e da ella discendeva, attraverso i nomi di molti uomini, l’uomo che stava per incontrare.
La sorprese ancora una volta, uscendo silenzioso dalle ombre accanto alla sua, allungando una mano a sfiorarle la spalla. Lei si voltò e gli sorrise, cercando in quel gesto un modo per scacciare la tenebra nel suo cuore.
<<Non avere timore di volgere lo sguardo a occidente,>> le disse l’uomo facendola voltare verso le ultime luci del giorno.
<<Ma non è forse un male sperare in ciò che non potrà mai accadere?>>
<<La tua speranza non deve risiedere nei Signori di Valinor, ma solo in ciò che ci hanno concesso. Sempre ad Aman i nostri cuori torneranno, ma non è verso le sue coste che le nostre navi dovranno salpare.>>
Da tempo ormai Númenor era scissa, una ribellione e una guerra nate in tempi ormai remoti, e nulla il re aveva fatto per arginare la situazione.
Da quando Sauron, corruttore degli Uomini, era stato condotto a Númenor quasi sessant’anni prima, sulla Terra della Stella era calata un’ombra perpetua, e voci di odio e di vendetta nei confronti dei Valar si sussurravano nell’aria.
<<E cosa troveremo nella Terra di Mezzo? Solo ciò che Sauron ha seminato: orrore e perfidia e odio nei nostri confronti.>>
<<Molti sono ancora i popoli liberi,>> rispose l’uomo, <<non tutte le terre sono soggette al suo dominio. E la nostra gente ha seminato ben più dell’odio di quel tiranno. Se l’orecchio del re continuerà ad ascoltare il consiglio di Sauron l’Ingannatore, ben presto dovremmo andarcene, lo sai bene…>>
Suo padre lo aveva avvertito da tempo, e con lui suo fratello Isildur: dovevano tenersi pronti a salpare quando sarebbe giunto il momento. E Anárion temeva che quel momento sarebbe arrivato troppo presto.

-continua-

Numenor

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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