Partenza e Arrivo

E così ce l’ho fatta, sono finalmente arrivata a Mosca dopo mesi di attesa e difficoltà una dopo l’altra.

La partenza è stata meno traumatica del previsto, quanto meno quella “reale”, vale a dire il momento dell’addio in aeroporto.

Come mi aspettavo è stato molto più difficile trascorrere la sera prima, in cui ho dato gli ultimi saluti a colleghi e amici che non rivedrò, come d’abitudine, ogni giorno a lavoro.

Eh sì, perché è l’abitudine che ti frega. Ti fa sentire al sicuro e ti dà la certezza di trovare lì, in quel posticino che ti sei ritagliato nella tua testa, tutte le risposte a eventuali dubbi e paure.

Ma questa certezza e senso di sicurezza a volte non bastano, il cambiamento può essere spaventoso ma è necessario… almeno per me.

Così eccomi qui, a scrivere da una stanza d’albergo alle 8 di sera, con l’assenza di luce all’esterno se non per via della neve, e uno spicchio di luna nel cielo.

La giornata non ha regalato particolari emozioni, così come la serata di ieri, ma non c’era da aspettarsi altro per il momento. Le emozioni, belle e brutte, avranno tempo di arrivare.

Oggi era il momento della tranquillità, così come ieri quello del riposo dopo lunghe notti di scarse dormite.

Ovviamente anche il meritato riposo è stato sofferto, seppur in maniera esigua: la coda all’aeroporto sembrava infinita, e creata da un folto gruppo di cinesi (a Mosca!), e il viaggio in taxi fino all’albergo sembrava allungarsi invece che diminuire.

Se non altro il tassista era simpatico: rideva e scherzava e parlava qualche parola di inglese, cosa rara da queste parti!

Com’era da aspettarsi le uniche parole di italiano che conosceva erano “pizza, spaghetti, mafia, Berlusconi” (non necessariamente in quest’ordine), ma d’altro canto anch’io ci ho messo del mio con  “Putin” e “vodka”!

Forse l’unica vera emozione, se così si può chiamare, è stato vedere, dall’alto dell’aereo, la città sottostante illuminata  dai lampioni e le luci delle macchine, il tutto incorniciato da una chiazza quasi continua di bianco: sembrava una cartolina natalizia.

Anche in pieno giorno, qui in periferia, la città ha un certo fascino con questo clima.

Questo non significa però che mi sia già abituata (ecco che ritorna questa parola) al freddo e alla neve!

Probabilmente non succederà mai.

I casi sono due: dopo mesi in queste condizioni (e il peggio deve ancora arrivare, mi dicono che febbraio sia il mese più freddo!) o mi adatterò così bene da non riuscire quasi a sopportare il troppo, amato, caldo; o comincerò a pregare perché arrivi questo troppo e amato caldo!

Lo vedremo!

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Categorie: (Dis)Avventure di una Decathloniana a Mosca | Tag: , , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “Partenza e Arrivo

  1. Davide

    Una nuova strada e una nuova avventura!
    Il freddo del nord sarà un grande maestro! Porterai un po di cultura all’estero che da quelle parti è carente in certi versi!!! XD

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