Essere eremita oggi

Rieccoci qui dopo una lunga assenza.

Queste due settimane sono state di fuoco, e non nascondo che ho pensato più volte a decisione drastiche.

Ho fatto tanto per arrivare a questo punto e adesso che ci sono, in tutta sincerità, non mi importa nulla.

E’ una vita stressante, sempre alla ricerca del primo posto, al puntare a fare più soldi, incentrata solo sul lavoro…

Sembra che la società moderna sia tutta qui, possibile che non ci sia altro?

Non sono forse più fortunati quei popoli, quelle persone, quelle città che noi “occidentali” definiamo non civilizzate?  Guardiamo con disprezzo chiunque non sia tecnologicamente avanzato, pensiamo a noi esseri umani come superiori solo per il fatto di essere più complessi nel pensare e nell’agire. Giudichiamo la vita di un insetto insignificante perché consuma tutte le sue forze nel mangiare, riprodursi e morire nell’arco anche solo di una giornata.

Ma noi facciamo forse qualcosa di diverso?

Passiamo la vita a cercare di essere migliori di altri, cercando di ottenere dei risultati che compiacciano altri, fatichiamo nei nostri migliori anni, sprecando energie, forza e passione per qualcosa che otterremo, forse, solo nel limite estremo delle nostre vite, quando ormai tutto ciò che abbiamo costruito non ci serve più.

Rimpiango i miei 20 anni e anche quelli prima, e non per la vita che avevo: rimpiango il tempo a disposizione, le possibilità, le prospettive… Ma a quell’età non avevo la testa nel posto giusto e adesso che ho la consapevolezza mi manca tutto il resto.

Lo trovo ingiusto. E lo trovo ingiusto perché è una cosa comune.

E’ ingiusto che ci si debba ritrovare vecchi a 31 anni, è ingiusto che non ci siano date altre chance, è ingiusto che uno debba passare la vita a rincorrere il tempo, è ingiusto non potere sbagliare in tutta libertà, è ingiusto non potere cercare la felicità nelle cose semplici perché questa società non te lo permette, è ingiusto che per essere finalmente libero di vivere come vuoi devi prima vivere come ti dicono gli altri.

Per citare un bellissimo libro, il cui autore David Herbert Lawrence vedeva già molto lontano all’inizio del secolo scorso (parlo de “L’amante di Lady Chatterley”), il guardiacaccia Oliver Mellors, nella sua non più tranquillità della vita solitaria in un bosco sempre più circondato da fabbriche e miniere, pensava che ormai al mondo non era più concesso vivere da eremita.

Se era difficile allora – agli albori del progresso tecnologico e industriale – vivere in pace e solitudine e tranquillità e senza stress, allora come pensiamo di poterlo fare Oggi?

Come si fa a recidere il cordone ombelicale che ci attacca a questa vita moderna?

Teoricamente non è impossibile, e forse nemmeno tanto difficile; ma quando devi prima liberarti da vincoli e collegamenti alla tua vita passata, che non puoi ignorare perché loro non ti ignoreranno, non puoi semplicemente dire: “basta, ricomincio come decido io!”

E allora cosa puoi fare?

Semplice: continui in quello che stai facendo.

Continui a vivere secondo regole che non sono tue, in un mondo che non senti tuo, in una società che vorresti azzerare, e aspetti che le cose si risolvano col tempo, che finalmente arrivi il momento in cui puoi davvero cominciare a vivere sperando non sia troppo tardi, anche se sai benissimo che la verità è un’altra…

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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