Gli ultimi giorni di Númenor: cap 3

Fuoco e fumo si alzavano senza sosta sul colle di Armenelos, riversando sulla città, un tempo bella e gloriosa, il tetro sentore di morte che aleggiava imperterrito da quando Sauron vi aveva fatto costruire un tempio in onore di Melkor, l’unico Signore che egli adorasse.
Sacrifici si compivano in suo onore dagli uomini non più fedeli ai Valar, seminando grandi tormenti e spargimenti di sangue nella speranza che il Signore della Tenebra li salvasse dalla morte.
Ma non c’era affrancamento dal dono che Eru, l’Unico, aveva fatto agli Uomini, e la Morte presto o tardi sarebbe arrivata per tutti.
La Terra della Stella aveva continuato pur tuttavia a prosperare, sebbene i suoi abitanti non fossero né felici, né speranzosi, e aveva aumentato la sua forza e il suo potere grazie ai continui saccheggi perpetrati nei lunghi anni ai danni di coloro che vivevano nella Terra di Mezzo.
Númenor era cresciuta, le sue ricchezze moltiplicate, nuove macchine inventate e grandi navi costruite: tutto grazie al consiglio di Sauron, al suo genio e alla sua conoscenza.
Poco importava se ormai i gentili re che un tempo approdavano alle coste della Terra di Mezzo ora erano stati dimenticati, e al loro posto venivano ricordati solo spietati e avari assassini.
Il mondo al di fuori di Númenor avrebbe dimenticato per sempre lo splendore di quel popolo antico e orgoglioso, lasciando soltanto ricordi di orrore e perfidia.
Così Elendil andava pensando nella sua dimora in Rómenna, immaginando di scorgere verso est le coste lontane di quella terra.
Presto sarebbe dovuto salpare, presto avrebbe dovuto allontanarsi dalla sua amata Númenor per cercare rifugio lungo quelle coste, prima che l’ira dei Valar si scatenasse su tutti loro.
Suo padre, Amandil, era partito tempo addietro per cercare, invano, il loro consiglio e soccorso, ma non aveva più fatto ritorno, lasciando ad Elendil il compito di salvare le anime di coloro che avevano voltato le spalle al re e Sauron.
Le navi erano già pronte a salpare, con vettovaglie e i beni più cari, ma soprattutto con Nimloth il Bello, custodito e nascosto a occhi malvagi sulla nave di Isildur, suo figlio.
Ultimo germoglio dell’Albero Bianco di Númenor, nato da un frutto strappato all’albero stesso molti anni prima da Isildur, rappresentava ancora il legame degli Uomini dell’Ovest con i Valar e la Luce di Valinor, e finché sarebbe esistito un virgulto dei due Alberi di Aman, allora anche i Númenóren sarebbero esistiti.
Elendil sospirò, voltando le spalle alla terra promessa, e si incamminò lungo il corridoio di roccia che portava giù in basso verso il porto.
Trovò Isildur ad aspettarlo, alto e fiero come i più grandi Re dei tempi passati, ma non vi era nessuna traccia del fratello.
<<Dov’è Anárion?>> chiese pur immaginandone la risposta.
Il volto di Isildur non era avvezzo a lasciar mai trasparire alcuna emozione, ma in quel momento, seppure impercettibilmente, un velo di preoccupazione gli passò sugli occhi, lasciando intendere al padre ciò che già egli in cuor suo sapeva.
<<Padre, e se lei non volesse partire?>> La domanda di Isildur fece eco alla sua, riportando a galla sentimenti che aveva più volte tentato di tacere.
Sebbene Silmarien non avesse più nulla a spartire con i Sovrani di Númenor, la giovane donna aveva deciso di rimanere nella dimora dei suoi stessi antenati, Andúnië, nella cui baia l’esercito di Ar- Pharazôn si preparava a partire alla volta del Reame Beato per muovere guerra ai Signori di Valinor.
<<Tuo fratello è un uomo saggio, Isildur,>> rispose tentando di trarre conforto dalle sue stesse parole, <<riuscirà a convincerla. Presto saremo di nuovo insieme e partiremo verso una nuova speranza.>>
Isildur sembrò accontentarsi di quelle parole, mostrandogli una fiducia che andava ben oltre ciò che si meritava. Per amore di quella donna Anárion rischiava molto, non solo per ciò che poteva subire se il re o i suoi seguaci lo avessero trovato a complottare in segreto con i pochi Fedeli rimasti a ovest di Númenor.
Quando il segno tanto atteso sarebbe arrivato, Elendil e tutti gli Amici degli Eldar avrebbero finalmente fatto vela verso la Terra di Mezzo. Coloro che ancora non avevano lasciato le proprie case, chi per amore, chi per timore, rischiavano di non trovare più navi con le quali partire, e chi poteva dire quale destino sarebbe toccato ai rimasti indietro una volta che la guerra sarebbe scoppiata?
Cosa potevano gli Uomini, a dispetto di quanto andava dicendo Sauron, contro la forza dei Valar e dell’Uno?
E se non dovesse convincerla? una voce avversa chiese dentro di sé sussurrando.
Allora, rispose un’altra voce non meno maliziosa, che Ilúvatar mi perdoni, dovremo lasciarli indietro.

-continua-

Numenor

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Categorie: Gli ultimi giorni di Númenor, Writings | Tag: , , , , , , , , , , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Gli ultimi giorni di Númenor: cap 3

  1. Leggerò con calma!

  2. Forma un pò meno scorrevole dei precedenti, ma mi piace il cliffhanger 🙂

    • Sì, la scrittura un po’ meno poetica, forse xché dovevo inserirci un po’ più di info e mantenere un certo tono x me, che nn sono Tolkien, diventa difficile 🙂
      Ma grazie! 🙂

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