Una serata in compagnia

Dopo una mattina in cui uscire per andare a lavoro è risultato un inferno, il sabato sera è risultato un tantino più piacevole.

Niente di straordinario, solo un’uscita tra colleghi in un disco-pub a Mayakovskaya, vicino casa mia, che mi ha permesso di distrarmi per qualche ora dai miei foschi pensieri.

In verità non amo molto i locali chiassosi, non mi sono mai piaciuti nemmeno quando avevo l’età giusta per frequentarli, mi sono sempre sentita estranea a questi luoghi e completamente sola.

Non è una novità sentirsi soli in mezzo a tanta gente, suppongo sia un’esperienza provata da molti, per cui non mi ha sorpreso quando, all’improvviso, mi è venuta una tremenda voglia di andare in bagno e piangere!

Ovviamente non l’ho fatto, non volevo rovinare la serata a nessuno, per cui ho indossato la mia bella maschera di felicità e sono andata avanti fingendo di divertirmi.

Il locale era frequentato per lo più da teenagers, alcuni dei quali assolutamente comici da vedere mentre si dibattevano in movimenti probabilmente da loro definiti DANZA, ma in un angolino nascosto ogni tanto potevi vedere qualcuno che si intratteneva giocando a biliardino tra un ballo e un altro.

E io potevo essere da meno?

La mia parte l’avevo fatta: mi ero unita al cerchio dei colleghi danzatori (in verità mi ci hanno gettato) scuotendo braccia e gambe per una mezz’ora buona quindi, insomma, mi ero guadagnata il mio momento di antisocialità a tutti gli effetti: ora toccava all’angolo del biliardino!

Ed è così che ho trascorso il resto della mia serata.

Ho stracciato praticamente tutti, soprattutto un ragazzo russo che si ostinava a giocare contro di me uno contro uno che le ha prese di santa ragione.

Non vi dico la soddisfazione! 

Sono forse un po’ troppo competitiva, ma quando ho di fronte l’altro sesso tendo per natura a dover dimostrare loro che non sono una donnicciola debole e inutile e devo assolutamente vincere! Non lo faccio per sentirmi migliore, non è da quello che traggo soddisfazione. Solo non sopporto di dover sempre fare i conti con chi ti sottostima o perché sei una donna, o perché vivi in un certo posto, o perché hai un certo cognome… 

Dover sempre dimostrare che sei in grado di fare anche le più piccole cose è frustrante, e soprattutto in un paese come la Russia, dove c’è una distinzione sessuale ferma agli anni ’50 italiani, ogni piccola occasione di trionfare su un uomo è la benvenuta! 

Come diceva una canzone dei “Five for fighting”, it’s not easy to be me… e in questo caso essere donna. 

Ma questa è un’altra storia…

Torniamo alla mia serata “normale”. Che dire, non è successo molto altro: ho giocato, bevuto, fatto qualche chiacchiera, sono anche riuscita a dirvertirmi. Ma, alla fine, una volta tornata a casa, ho preso a fare quello che purtroppo ultimamente succede quasi ogni sera: piangere.

Entro nell’ascensore. Schiaccio il numero 6 e gli occhi diventano lucidi. Arrivo al piano, apro la porta e il fiume straripa.

Questa è la fine di ogni giornata, partita bene o male, che sia bella o brutta, in cui mi diverta o meno.

E ogni giorno che passa è sempre peggiore di quello precedente. Dovrebbe essere il contrario!

Mi auguro che arrivi al punto massimo e poi torni indietro, così da avere ogni giorno sempre meno lacrime e più sorrisi. Veri, non forzati.

E nessuna maschera da indossare.

biliardino

Mask

 

 

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Categorie: (Dis)Avventure di una Decathloniana a Mosca, Diaries | Tag: , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Una serata in compagnia

  1. L’immagine dei bimbiminkia russi è veramente ridicola! 🙂

    A proposito di arretratezze, certe volte l’Italia non ha affatto la peggio: parlando con alcune persone giapponesi che conosco sono venuto a sapere che, in determinati ambienti, esistono ancora i fidanzamenti/matrimoni combinati. Allucinante.

    Migliorerà, vedrai. Anche perchè dimostrerai che non sei una donnicciola debole.

    • Da quando sono qui infatti mi rendo conto che l’Italia nn faceva poi così schifo…

      Il problema è comincio a essere stanca di dimostrazioni, e stanca di aspettare che le cose migliorino.

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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