From Hell

Racconto scritto per il concorso natalizio “Flash” promosso dal forum Scrittori per sempre.
Da leggere insieme all’altro “Saucy Albert” per lo stesso concorso.

Incipit:

Il fioccare della neve divenne turbine quasi all’improvviso. Il grande albero al centro della piazza spariva alla vista, e qua e là si intravedevano solo i piccoli flash delle lucine di Natale.
Mentre rabbrividiva, Marta decise che quello sarebbe stato davvero un Natale diverso.

Sì, perché cominciava ad essere stanca del suo lavoro: l’appagamento che aveva provato all’inizio, quando tutto era ancora nuovo e eccitante, ora cominciava a logorarle la mente.
Non perché provasse odio per quel che faceva, o perché lo trovasse ingiusto o poco morale, semplicemente si annoiava.
Succedeva spesso. A lei piaceva cambiare: città, lavoro, hobbies, ogni cosa finiva sempre per diventare abitudinaria e ripetitiva, e lei odiava la monotonia, soprattutto quando cominciava a farti correre rischi.
Distolse lo sguardo dalla finestra, consapevole di avere perso già troppo tempo, e si rimise a lavoro: voleva cucinare una torta per celebrare la decisione che aveva preso, e suo marito sarebbe arrivato da lì a poco, doveva sbrigarsi.
«Quando si devono comunicare notizie importanti,» disse tra sé mentre preparava l’impasto, «è meglio farlo davanti a un pranzo degno di un re!»
Lui non era certamente un re, ma era senza alcun dubbio un uomo di un certo prestigio, un medico noto e stimato da tutta la Londra che contava, e si meritava tutte le attenzioni che una moglie potesse dargli.
La chiave girò nella toppa e suo marito apparve nella sala da pranzo, il soprabito completamente inzuppato di neve.
«Hai finito presto oggi tesoro,» esclamò Marta senza nascondere la sua sorpresa. «Ti aspettavo per l’ora di cena e non ho ancora finito di preparare la torta.»
«Lascia stare la torta Marta, stasera ho una faccenda da sbrigare.» Il tono in cui lo disse non ammetteva repliche, ma la donna sapeva quale compito doveva portare a termine e non intendeva lasciarglielo fare, non quella sera almeno.
«Avevo proprio intenzione di parlare di questo, a cena» ribatté lei ancor più decisa. «Non sarà necessario che tu vada da nessuna parte questa sera.»
L’uomo la guardò di traverso, con quello sguardo che probabilmente riservava a quelle donne che passavano sotto i suoi ferri, ma non ne fu intimorita.
Non lo era mai.
«Vado a prenderti qualcosa di caldo,» gli disse tuttavia in tono più dolce, «tu mettiti pure comodo.» Gli sorrise e si avviò verso la cucina mentre l’uomo faceva esattamente come gli aveva detto.
La donna tornò con quanto aveva promesso e si inginocchiò di fronte al marito: gli tolse le scarpe, gli massaggiò i piedi, e continuò a sorridere, ma non proferì parola.
«Allora,» fece lui spazientito, «cos’hai da dirmi di tanto importante da non potere aspettare?»
Marta si alzò in risposta, andò in cucina e cominciò ad apparecchiare la tavola come se niente fosse. Aveva pensato a quel momento da giorni, ma soltanto quel pomeriggio – quando la neve aveva reso l’atmosfera davvero natalizia – la sua idea aveva preso la forma ultima.
E adesso non voleva certo rovinare quel momento lasciandosi andare alla fretta e l’impazienza!
Quando ebbe finito di portare in tavola la cena si concesse di parlare.
«Ho pensato a lungo,» esordì di punto in bianco. Attese di avere l’attenzione del marito prima di continuare:
«Penso che dovremo trasferirci caro,» disse in tono piatto senza guardarlo in volto.
«Come sarebbe a dire trasferirci?»
Marta continuò a tenere lo sguardo fisso sulla carne che stava tagliando, il sorriso ancora impresso sul viso.
«Sta diventando troppo rischioso restare qui, quell’uomo sa qualcosa, lo sento.»
«Nessuno sa un bel nulla,» grugnì in risposta l’altro. «Nemmeno la polizia è riuscita a cavare un ragno dal buco, dubito che quell’uomo possa anche solo sospettare di noi!»
Marta si fermò, di colpo il sorriso svanito, e puntò il suo sguardo su di lui.
«Ti dico che è così. L’ho visto aggirarsi intorno a questa casa troppo spesso, e sempre con quella strana sacca e una pala in mano. E quella donna, quella non troppo bella ma dai splendidi capelli fulvi, è sempre in sua compagnia ultimamente. Fidati. Lui sa, e forse anche lei!»
«Un motivo in più per non smettere. Se, come dici, sospettano qualcosa, allora faremo un’eccezione alla regola stavolta: porteremo all’inferno anche lui insieme alla puttana!»
La donna ci pensò su un momento: l’idea non le sembrava sbagliata, tuttavia non era del tutto ancora convinta.
Il marito sembrò intuire i suoi pensieri perché le si avvicinò e le sorrise.
«Non preoccuparti,» disse confortandola. «Andrà tutto bene, anche questa volta. Sarà l’ultima, lo prometto, e poi potremo andarcene per ricominciare da qualche altra parte, magari in un posto caldo, cosa ne dici?»
Marta ripensò alle donne che grazie alla loro benevolenza avevano tolto dalle strade: Mary Ann, Annie, Elisabeth, Catherine, Mary Jane…
E si rasserenò.
Suo marito aveva ragione, con quell’uomo nei paraggi rischiavano molto di più che con la polizia. Neppure le lettere erano servite a smuovere quel branco di pecore che diceva di proteggere il popolo! Nessuno di loro infatti li aveva protetti dallo squallore che insozzava le strade di Whitechapel, e nessuno lo avrebbe mai fatto!
Soltanto lei, Marta, con la sua mente brillante, e suo marito, l’arma perfetta, erano riusciti a fare qualcosa.
«D’accordo,» convenne lei infine. «Ma dopo mi porti in vacanza!»
L’uomo rise, e la baciò sulla fronte, e Marta si unì alla sua risata forte e rassicurante.
«Allora,» chiese lui dopo un momento. «Dov’è questa torta?»

Quando uscirono di casa, a notte fonda, la neve aveva smesso di cadere e le strade, deserte e imbiancate, sembravano una deliziosa cartolina postale, non fosse stato per il paesaggio che ritraevano: Whitechapel non era infatti un quartiere elegante, e le sue vie, già di per sé prive di alcuna attrattiva, erano rese ancora più squallide dall’andare e venire delle prostitute e dei loro clienti.
Il mondo ricorderà il nostro lavoro per sempre, pensò Marta amaramente, sapendo che in realtà, di lei, non avrebbe saputo mai nessuno.
Ma era così che doveva andare, come in ogni vicenda: era agli uomini che Dio aveva riservato la gloria, mentre le mogli erano condannate a vivere alle loro spalle, per sempre dimenticate nelle storie del mondo.
Suo marito si fermò di colpo, e Marta lo sentì irrigidirsi sotto il mantello: qualcosa lo aveva messo in allarme. Nonostante la neve, non si riusciva a scorgere granché in quell’intrico di viuzze quasi tutte prive di luce, e Marta dovette sforzare gli occhi per mettere finalmente a fuoco la figura ammantata di fronte a loro, ferma a qualche decina di passi.
«Resta qui,» le sussurrò suo marito, e mentre muoveva un passo verso l’uomo nel vicolo – perché non c’era alcun dubbio che fosse un uomo – estrasse la lama con la quale mieteva le sue vittime.
L’altro si avvicinò a sua volta, per niente impressionato, e Marta vide che aveva una sacca in una mano e una pala nell’altra, ma nessuna arma.
Uno stolto allora.
Ma quando fu a pochi passi da suo marito, l’uomo gettò a terra sacca e pala e, in un lampo, lanciò un coltello che andò a conficcarsi nella gola del suo amato che si accasciò al suolo senza emettere alcun suono.
Marta gemette e fece per scappare, ma l’uomo non ebbe pietà di lei: in pochi passi coprì la distanza che li separava, la afferrò al collo e coprì il suo urlo con la mano guantata.
«Non puoi scappare questa volta,» le sussurrò l’uomo all’orecchio, «e in queste strade chiamare aiuto non ti servirà. Ma questo lo sai già…»
Marta annuì con la testa e l’uomo la fece voltare, e quando lo sguardo le cadde sul corpo inerte del suo Jack, a pochi metri da lei, cominciò a singhiozzare.
Ma non si azzardò a gridare: come lei stessa e suo marito avevano già assodato, in quelle stradine a nulla valeva chiamare aiuto.
Il suo sguardo vagò oltre e, con suo sommo stupore, si accorse che riusciva a scorgere la folta chioma del grande albero della piazza; non erano poi andati così lontani da casa: un pensiero che in qualche modo la confortò.
Sentì la fredda lama morderle il collo, e mentre crollava a terra, esanime, Marta capì che infine, quello sarebbe stato davvero un Natale diverso.

 

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Categorie: Racconti vari, Writings | Tag: , , , , | 1 commento

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