Saucy Albert

Racconto scritto per il concorso natalizio “Flash” promosso dal forum Scrittori per sempre.
Da leggere insieme all’altro “From Hell” per lo stesso concorso.

Incipit:

Albert andò dietro l’albero e vomitò.
Capitava sempre così. Si voltò a guardare i due cadaveri, già pallidi. Gli occhi, vitrei e spalancati, sembravano fissare qualcosa.
Si asciugò la fronte e poi decise di proseguire. C’era altro lavoro da fare.

Con un ultimo, ansante sforzo gettò la restante manciata di terra su quegli sguardi ormai privi di vita, entrambi accusatori senza tuttavia averne diritto. Rabbrividì al ricordo di ciò che erano stati, di quello che avevano fatto, e il senso di panico che lo attraversava a ogni omicidio si placò all’istante, messo a tacere dal pensiero di mostri ben peggiori di lui.
Livellò per bene il terreno con la scarpa aiutandosi con la pala – nemmeno un minuscolo filo d’erba doveva trovarsi nel posto sbagliato – e, quando fu soddisfatto abbastanza, raccolse i suoi attrezzi e si avviò lungo la strada buia che dalla piazza portava nel quartiere probabilmente più malfamato di Londra: Whitechapel.
Si strinse ancora di più nel mantello mentre i ricordi affioravano pian piano nel lungo cammino della sua memoria.
Le uccisioni erano cominciate solo qualche mese prima, il 31 agosto del 1888, in un clima fortemente in contrasto con quello attuale, a soli pochi giorni da Natale. Sarebbe stato un anno diverso, il prossimo, libero degli omicidi più efferati che l’Inghilterra avesse mai visto, o almeno era quello che si augurava.
Una prostituta gli si avvicinò mostrando la sua mercanzia all’aria fredda della notte.
«C’è spazio per due sotto quel mantello?» gli chiese la donna con fare civettuolo, e si avvicinò pericolosamente ad Albert. Lui contemplò le sue curve, il generoso e invitante seno e il calore che prometteva il suo contatto, e pensò che avrebbe potuto concedersi una pausa prima di finire il lavoro.
«Una cosa rapida oggi Rosemary,» le disse mentre si incamminava dietro di lei, «non posso trattenermi a lungo.»
La donna si volto a guardarlo sorridendo, e ammiccò come se avesse scorto ogni segreto in quello sguardo ammantato dal cappuccio.
«Lavori troppo Albert,» disse la donna una volta entrati nella sua piccola casa, mentre lo spogliava dei vestiti logori. «Dovresti concederti una bella vacanza.»
E portare anche te?
Sapeva dove voleva arrivare. Rosemary era la sua preferita, andava sempre da lei, soprattutto dopo un omicidio, quando si sentiva soddisfatto e desideroso di essere ripagato. Non che il suo fosse un atto di generosità nei confronti dell’uomo che liberava il mondo dai criminali, no! Lei non sapeva, così come nessun altro, e richiedeva la sua parcella come qualunque altro commerciante; ma in qualche modo Albert si sentiva ricompensato.
Rosemary non faceva domande, quando si presentava da lei dentro i suoi vestiti sporchi di terra e sangue; non chiedeva che lavoro facesse per intrattenersi sempre fino a tardi in quei luoghi tetri e pericolosi, con una sacca di attrezzi da lavoro e una pala in mano; non aveva nemmeno preteso di conoscere il suo nome la prima volta che l’aveva incontrato. Ma era pur sempre una donna e, come tale, sperava che un uomo troppo a lungo sognato arrivasse, prima o poi, per portarla via dalla sua miseria.
Poteva anche essere la moglie ideale, se solo lui non fosse stato quel che era… e lei una donna di strada.
«Forse in un altro tempo e luogo,» mormorò più a se stesso che alla donna, ma all’altra sembrò una risposta sufficiente e accantonò l’argomento per un’altra occasione, sicura che ci sarebbe stata.
Ma non con me…
Il mondo non sarebbe mai stato libero da assassini, stupratori, ladri, Albert non si faceva illusioni, sarebbe stato un sogno grande quanto quello di Rosemary!
Ma con quella città aveva chiuso: l’incubo peggiore era finito, e molti erano quelli che, in altri luoghi, attendevano che la lama della sua giustizia calasse implacabile su di loro.
«Oggi sei più taciturno del solito. Non ti piace?» Seppure il suo aspetto non fosse propriamente quello di una regina, Rosemary si muoveva con una grazia e sensualità che avrebbero fatto invidia a qualunque nobil donna: impossibile non provarne piacere. Ma Albert amava assaporare le cose in silenzio, godendo di quei momenti come se fossero un incontro con il Creatore stesso.
Fare l’amore lo portava a Dio, così come uccidere.
In risposta la prese con forza e la voltò, affondando le dita ancora sporche di sangue sui fianchi prosperosi. La donna gemette e Albert si chinò su di lei, avvicinando la bocca all’orecchio coperto dagli spledidi capelli rossi.
«Non devi più preoccuparti di nulla, Rosemary,» le sussurrò dolcemente. «Ora sei al sicuro, siete tutte al sicuro.»
La donna, persa nell’estasi della frenesia, non sembrò ascoltarlo; ma poco importava: presto avrebbe compreso, e lui doveva già essere lontano quando ciò sarebbe accaduto.
Avrebbe voluto essere presente quando la polizia avrebbe dichiarato ufficialmente il caso chiuso; guardare in faccia quelle donne, scorgerne il sollievo, quando avrebbero appreso che il loro tormento era finito.
In un altro momento, in un altro luogo, forse qualcuno lo avrebbe definito un eroe, ringraziandolo per i servigi resi alla patria.
Ma non era quello il giorno.
Si alzò e cominciò a rivestirsi, lasciando Rosemary a sonnecchiare sul letto sconcio. Si infilò il mantello, prese il resto delle sue cose e, quando fece per lasciare il denaro sul comodino, la donna gli afferrò il braccio, serrandogli la mano nella morsa delicata della sua.
«Grazie,» gli disse guardandolo negli occhi. Uno sguardo così profondo che non ebbe bisogno di altre spiegazioni: alla fine la donna aveva compreso.
Una lacrima gli scese lungo il viso oscurato dal mantello, ma l’altra non lo seppe mai: in un attimo Albert si voltò e uscì sulla stradina gelida.
La neve aveva ripreso a cadere come in quel pomeriggio, e Albert si sorprese a sorridere tra sé, mentre fiocchi sempre più grandi si posavano sul suo viso.
Forse, dopotutto, poteva davvero concedersi una breve vacanza: avrebbe potuto festeggiare un Natale diverso quest’anno!
Ma prima doveva portare a termine quanto aveva iniziato.
Doveva recarsi in casa dei due assassini ed eliminare le tracce che li avrebbero portati alla polizia, di cui si erano fatti beffa depistandoli con un falso nome. Potevano avere raggirato Scotland Yard, e l’intera Londra, con quelle lettere firmate da una sola mano…
…ma non sono riusciti a ingannare me…
La coppia viveva non molto lontana dalla piazza, aveva infatti scorto più volte la donna alla finestra guardare il grande albero sotto il quale adesso giaceva, insieme a suo marito.
Non ci sarebbe voluto molto e, una volta terminato il lavoro, avrebbe finalmente potuto godersi quel meritato riposo, consapevole di avere cancellato per sempre dalla storia della sua amata Inghilterra, la leggenda di Jack lo squartatore.

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