Per cominciare

Eccomi arrivata alla fattoria Skogshem (che letteralmente significa “Casa Foresta”) dopo un viaggio che mi è sembrato interminabile.
Ho passato la notte di sabato a Malpensa per prendere il volo per Copenhagen la mattina successiva. Per la prima volta nella mia vita da aero-viaggiatore siamo partiti puntualissimi, e senza alcun intoppo, arrivando in Danimarca in perfetto orario.
Purtroppo non sono riuscita a vedere le bellezze del luogo, ma mi è bastata la presenza della squadra maschile di non so quale sport (forse rugby) ad attendermi in aeroporto per compensare alla mancanza!
Ma il dovere chiamava e ho dovuto, ahimé, lasciare i bei fanciulli tutto muscoli alle loro valigie.

Se qualcuno si stesse chiedendo cosa ci facessi in Danimarca la risposta è molto semplice: l’aeeo diretto per l’aeroporto di Malmö, a sud della Svezia, costa troppo per cui conviene prendere il treno che porta da Copenhagen alla città svedese.
Io sono capitata nel giorno dello sciopero ferroviario ma per fortuna qui i trasporti sono efficienti e di autobus che fanno la traversata ce ne sono in ogni orario.
Ero in fila ad acquistare il biglietto dalle macchinette “self-service”, aspettando da 5 min buoni che la tizia davanti a me si affrettasse nella stessa impresa, quando si libera dalla fila la macchina accanto; prontamente faccio per spostarmi, ben sapendo comunque che nel frattempo un’altra ragazza (inconfondibilmente inglese) si era messa in fila.
“Excuse me,”
dice quella stizzita (in verità sembrava avesse qualcosa infilato dove non si può dire…), “there is a queue”.
(Trad. “Mi scusi, c’è una fila”)
Io mi giustifico, anche se un po’ vergognandomi, dicendole che ero in attesa già da un po’, e quindi mi spettava (ovviamente!) di diritto cambiare fila, almeno secondo le “regole” italiane, ma lei, sempre con quel suo fare altezzoso, mi liquida semplicemente con un “yes, but in THAT queue!”
S#@#@#@!!!!

*Consiglio per chi si dovesse trovare a viaggiare da quelle parti e trovasse un altro sciopero dei treni: l’autobus porta alla fermata di Hyllie, da qui bisogna prendere il treno al binario n.3 per arrivare alla stazione centrale di Malmö, a 5 minuti di distanza.

Verso Malmö

Verso Malmö

Dopo interminabili giri in autobus arrivo finalmente alla fermata di Hurva, dove mi aspetta Louise con i suoi due figli rispettivamente di 8 e 5 anni, Arvid e Ejvind. La strada verso la sua fattoria è breve ma immersa nella campagna e foresta circostanti, e passiamo dal piccolo villaggio di Löberöd, di dimensioni così piccole che non facciamo nemmeno in tempo a entrarci che già ci ritroviamo fuori.
Ma all’interno c’è tutto: negozi, scuola, dentista, clinica medica, ospizio e non manca ovviamente una pizzeria!
Sembra di essere tornati indietro nel tempo, tutto di dimensioni ridotte e nel silenzio più totale; poche macchine in vista e case basse e di pietra o legno, quasi fossero finte.
Infine arriviamo alla fattoria, ad Askeröd (che si può tradurre con “terra in cui potere vivere perché libera da alberi”: röd è una vecchia parola per “abbattere”; ask significa “frassino”), e si trova all’interno del comune di Hörby.

Verso Hurva

Verso Hurva

La famiglia che mi ospita è composta, oltre che da i tre membri sopra citati, da Pontus, il marito di Louise; i due cani Gina (un Pittbull di una dolcezza unica) e Pussel (di non so quale razza ma estremamente fastidiosa!); vari gatti di cui ricordo il nome soltanto di Sushi, e capre, galline, anatre e faraone, ovviamente tutti con un nome di cui non ho assolutamente memoria!
La fattoria è praticamente gestita interamente da Louise, una biologa senza laurea (si è fermata alla tesi) che fa la guida turistica nei parchi e costruisce giardini sui tetti delle case. Una donna veramente in gamba la cui più grande passione è la natura e la sostenibilità. Pontos invece è nell’informatica, e non mi sono dilungata troppo nel sapere cosa fa esattamente perché è una materia che mi interessa relativamente poco.
Cosa molto interessante, invece, è che suona il violino, e il prossimo week-end ci sarà un festival di musica folk in cui parteciperà anche lui e a cui sono invitata.
Sono molto disponibili e ospitali, sebbene sempre nordici, quindi con quel giusto distacco che preferisco alle persone fin troppo “accoglienti”.
Hanno un modo di vivere tutto loro, quasi fossero staccati dal resto del mondo (e probabilmente nella loro mente lo sono davvero), sono così disordinati da dover coniare un nuovo termine solo per descrivere la loro casa, ma sembrano molto felici e questo alla fine è quello che conta.
Il primo impatto è quasi traumatico ma basta non pensarci troppo e ci si abitua, certamente non a vivere nel loro stile (sporcizia e disordine non fanno per me), ma nella convivenza pacifica e serena.

Arvid e Ejvind

Arvid e Ejvind

Skogshem è abbastanza piccola, circa tre acri di dimensione, secondo il marito di Louise non grande abbastanza per poter vivere del guadagno della fattoria, ma abbastanza per avere del lavoro da fare. Per Louise è più un hobby, il poco miele che ottiene dalle api per lo più lo regala, e il latte delle capre lo lascia per sfamare i cuccioli quando non ne ha bisogno.
Ogni animale è qui per un motivo: le galline per fare le uova, i tacchini per mangiare le zecche, le anatre per le lumache, i gatti per cacciare i topi, le api per impollinare e le capre per mantenere l’erba a livelli accettabili nel loro piccolo territorio.
Nei prossimi giorni prenderà in prestito due maiali da usare come “falciatori” per ripulire da erbaccia il resto della fattoria, spero di esserci ancora quando arriveranno.
A proposito di animali, c’è un proverbio molto carino che dice: “Kuckeliku klockam är sju”, ovvero “Il gallo canta alle 7”.
In svedese è in rima, quindi suona meglio, ma la cosa simpatica è che qui molta gente crede davvero che il gallo canti solo a quell’ora!

 

Foto Svezia

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Categorie: Diaries, Viaggio di una WWOOFER tra i Vichinghi | Tag: , , , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Per cominciare

  1. Bellina la svezia! Salutami Gunther!

  2. Ma i cani della fattoria fanno WWOOF WWOOF? 😀

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