Quella gelida estate

Racconto pubblicato nell’antologia
“365 Racconti d’estate”, Delos Books.

Quasi ora di pranzo e sono ancora a letto, per niente ansiosa di alzarmi. È una domenica come tante: grigia e vuota come quelle passate, che riporta alla mente ricordi infelici non troppo lontani.
Guardo fuori l’inverno farsi strada tra le case e gli alberi, ammantando il mondo di malinconia.
Dipingerebbe un bel quadro, se non portasse con sé foschi pensieri e un gran freddo dentro.
Quand’è stata l’ultima volta che ho ascoltato il suono della primavera, quando si svegliano le fate per danzare con gli insetti? E quando, mi ha toccato l’estate, con la sua stella più grande a mordermi la pelle fino a farla bruciare?
Non ne ho memoria.
Ricordo solo attesa, speranza, un sogno.
La vita come la desideravamo: una casa, un orto, un bosco, e poco oltre il mare.
– Vorrei davvero vederla, quella casa – ti dicevo.
– Ma tu la vedi. Ogni giorno, nei miei sogni, tu sei lì ad aspettarmi.
– Vorrei che non fossero solo sogni.
– Ti ci porterò, quando tutto questo sarà finito.
Ma non è mai finito, e ora mi rimane il ricordo di quella gelida estate al mare, quando mi hai detto addio, non per l’ultima volta. E il mio ritorno a Mosca, nel suo abbraccio afoso, lontano da te. E le innumerevoli notti, e gli sterminati giorni, in quel torrido prolungarsi del tempo che consumava la mia vita, che ne portava un’altra con sé.
Non te lo dissi mai.
Mi sarebbe bastata quell’esistenza a metà, quel sapore dolce-amaro che mi lasciava la tua presenza.
Quel dolore che mi spalancava il cuore quando te ne andavi, e che ci faceva soffrire entrambi mentre sognavamo a occhi aperti, abbracciati negli ultimi istanti, la vita che mai avremmo potuto avere. Inutile la mia scelta di starti vicino, inutile la tua di parlare con lei.
Eppure mi sarebbe bastato.
– A me no – fu l’ultima cosa che mi dicesti.
Un pianto sommesso mi sveglia dall’incubo di quei giorni non troppo lontani; e l’amaro ricordo si placa, ora, nel guardare negli occhi tuo figlio: ultima cosa di te che Dio mi ha donato, unica cosa di noi che mai avrà fine.

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Categorie: Racconti vari, Thoughts & Words, Writings | Tag: , , , | 1 commento

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Un pensiero su “Quella gelida estate

  1. L’ha ribloggato su Orbita Iperbolicae ha commentato:
    Un racconto breve che mi è piaciuto tanto, specialmente per il bellissimo finale, che poi è un inizio: avere dato la vita ad un figlio vuol dire abbandonare la propria per fare cominciare e proseguire la sua, dedicare tutto di se stessi a lui e amarlo per sempre, in modo completo e assoluto. E’ una cosa che, in un certo senso, ci rende partecipi dei più grandi misteri: l’Amore e la Vita. Secondo me non è esagerato dire che ciò ci renda Dio: Amore, Vita, Assolutezza e Completezza. Chi ha questa fortuna ha, E’, tutto.

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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