(Dis)Avventure di una Decathloniana a Mosca

Stranger in Moscow (“The Circle Review”- Autumn issue)

Mosca, capitale e principale centro economico e finanziario della Federazione Russa, con i suoi 15 milioni di abitanti (ufficiali) è la prima città d’Europa per popolazione.
È una città ricca di negozi, attrattive, possibilità, e si è trasformata negli ultimi 10 anni in una metropoli incentrata sul consumismo che non ha nulla da invidiare a città come New York o Londra.
Mosca è una meta ambita da molti, affascinati dalle sue chiese ortodosse, le costruzioni staliniane, la famosa Piazza Rossa, e, soprattutto, dalle bellezze locali.
Ma com’è davvero Mosca dall’interno, senza il fascino dettato dal turismo, ma con le sue realtà di tutti i giorni? Com’è davvero il popolo russo?

Questo è solo l’incipit del mio articolo su Mosca che potrete trovare all’interno del numero 3 della rivista letteraria del ring “The Circle review” (Settembre 2013 – Autumn issue), disponibile on-line in formato pdf all’indirizzo:

http://ilcircolodellearti.myblog.it/the-circle-review-rivista-culturale-letteraria-del-ring.html.

Hanno contribuito a questo numero ben 14 scrittori, e all’interno troverete saggi, poesie e racconti di diverse tematiche, dall’horror fino alla letteratura classica antica.
Leggete numerosi.

Buona lettura!

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Animals

Oggi ho rischiato di uccidere qualcuno… più degli altri giorni.
Non c’è da sorprendersi se certa gente si sveglia la mattina e decide di sparare a caso alle persone che passano per strada. Questa società ci fa impazzire! Il livello di pazienza crolla inesorabilmente, insieme alla sopportazione e la tolleranza.
Sono arrivata al punto di immaginare alberi al posto di palazzi, caverne invece che stazioni metropolitane, e fiumi impetuosi anziché grosse strade trafficate. O così o mi scoppia la testa. Troppo cemento, troppo caos, troppe persone.
Dov’è andato a finire il caro vecchio silenzio? E la tranquillità nel fare le cose? Non doversi affrettare per arrivare da qualche parte, per dover essere sempre in orario, sempre di corsa e sempre al limite della propria pazienza?
Dov’è andata a finire la vita che doveva solo rispettare i tempi della natura e non quelli di una società impazzita?
La gente corre, scappa. Ma dove va? Dove diamine va mi chiedo io? Lo sanno loro dove stanno andando?
E soprattutto perché?
Vorrei che me lo dicessero perché magari così risolvo un mistero che non mi è chiaro.
Oggi non va.
Sono proprio al limite.

E’ proprio il caso di citare questa canzone.
Oggi più del normale.

“Kill yourself,
come on and do us all a favour”
(Animals – Muse)

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Un passo indietro

Sono silenziosa da troppe settimane.
Basta.
Ho deciso di dare una svolta alla mia vita. Non so che piega prenderà e dove mi porterà. So anche che non posso permettermi di fare questa follia ma ormai quel che fatto è fatto: ho lasciato il mio lavoro.
Ho dato le dimissioni ufficiali ieri e terminerò il 31 ottobre.
Probabilmente in futuro me ne pentirò, perché lascio un bel lavoro, una carriera assicurata, un ottimo guadagno e con esso la possibilità di risolvere vecchi casini.
E per cosa?
Per un futuro incerto. Un posto di lavoro che ancora non ho trovato. Una casa in cui non voglio abitare. E un periodo che spero per un po’ mi porterà relax e serenità mentale.
E’ senz’altro la peggiore cazzata della mia vita, ma sono arrivata a sfiorare un esaurimento nervoso, un po’ per il lavoro, un po’ per i miei casini personali, e ho deciso che forse era il caso di fare un passo indietro, pur senza sapere dove avrebbero poggiato i piedi.
Non so cosa riserverà il futuro, non ho né speranze né curiosità.
Staremo a vedere.

 

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Cambio casa, cambio vita

Due mesi fa sono stata alla “Fiera Olistica del cambiamento – ViviNuovo” tenuta dalle mie parti, in Italia, e in quell’occasione non solo sono riuscita a fare ampie scorte di cibo vegano da portarmi in Russia (che qui manca terribilmente!) ma anche di trovare un piccolo, fantastico libro che è una fonte inesauribile di idee e consigli per cambiare totalmente la propria vita.
Non so perché non ne ho scritto prima, forse perché presa dagli eventi occorsi nel frattempo pensare al motivo per il quale avevo comprato quel libro era già abbastanza per farmelo volere dimenticare. Avevo alcune idee a riguardo…
In ogni caso, oggi mi sono svegliata in un altro terribile mood tipico di questi giorni, ho guardato fuori dalla finestra e il grigio perenne di questa estate già finita mi ha dato un pugno nello stomaco abbattendomi quasi definitivamente al suolo.
Non sto a raccontare il resto della giornata, no oggi non voglio parlare di disperazione e tristezza ma voglio condividere con voi questo pensiero, questa speranza, questa idea di un cambiamento radicale.

Innanzitutto, il libro si chiama “100 modi per cambiare vita ed essere felici” (di Alfredo Meschi e Ilaria Farulli, ed. Terra Nuova, costo
€ 10), ma la mia intenzione non è di pubblicizzare il libro, anche se è d’obbligo fornirne i dati, ma di sfruttare questo per agganciarmi a ciò che ho trovato grazie ad esso.
Infatti, in uno dei molteplici siti indicati in questa sorta di guida, ne ho trovato uno che fa al caso mio e che volevo condividere con voi perché, non solo trovo che sia una cosa estremamente utile, ma anche fantastica!

Il sito è il seguente: http://www.wwoof.net in cui wwoof sta per “World Wide Opportunities on Organic Farms” e si occupa di condividere, unire e promuovere in tutto il mondo (anche in Italia!) questo tipo di movimento.

Ma che cos’è questo “wwoof” esattamente?
In pratica si tratta di lavorare per un periodo determinato, che può andare da pochi giorni a molte settimane, in una qualsiasi fattoria, azienda agricola o simile in qualsiasi parte del mondo, al solo scopo di fare volontariato in cambio di vitto e alloggio.
Non è una cosa totalmente nuova, e probabilmente molti l’avranno già sentita ma, visto che sono in un periodo così nero della mia vita come non ne avevo mai visti, ripensare a questi sogni infranti di anni ormai trascorsi, e ripresentarli a me ma anche voi, mi sembrava un’ottima opportunità per risalire la china!
La mia vorrebbe essere una soluzione drastica ma, ahimé, per ora non posso permettermela, e questa si trova ad essere un’ottima parentesi all’interno di una vita caotica e priva di alcun senso o direzione.
Da tempo sto pensando a cosa fare della mia vita e ho sempre saputo che non è di certo destinata a essere confinata tra pareti di cemento e nuvole di smog.!
Per ora è solo un viaggio, un piccolo sogno da realizzare, ma mi basta pensarlo per ricaricare le mie batterie ormai scariche, e la meta che ho scelto da anni è la Nuova Zelanda: un paese in cui l’urbanizzazione è relegata a poche città e in cui tutto il resto è pura Natura!
La strada per arrivarci è ancora lunga, i mesi da attendere sono tanti, e non ho la sicurezza che qualche fattoria possa ospitarmi, ma almeno ho la certezza di lavorare per uno scopo, seppur di breve durata, e questo è tutto ciò che adesso riesce a darmi la spinta per affrontare una nuova giornata, sempre che non mi riesca di distruggere anche questo…
Ma non pensiamoci al momento, piuttosto, voi che meta scegliereste?

Per info:

http://www.wwoof.it (il sito italiano)

http://www.vivinuovo.it

http://www.aamterranuova.it

100-modi-per-cambiare-vita-ed-essere-felici-il-video

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Il nemico alle porte

Oggi è domenica e non lavoro. Odio la domenica quando sono a casa, preferisco lavorare. In verità sono a casa da tre giorni perché sono stata male, malissimo, non riuscivo a stare in piedi, e non avevo nemmeno la voglia di farlo. Ho passato le giornate dormendo, o guardando “Doctor Who”, anche se fa male sentire sempre ripetere la parola “doctor”, ma tira su il morale perché è divertente, ti fa andare in altri mondi, ti fa viaggiare con la fantasia, e non ti dà il tempo di pensare. Sì, perché ogni maledettissimo momento di silenzio che si crea inevitabilmente durante una giornata risuona stranamente forte alle orecchie e al cervello, e la mente sembre esplodere. Continuo a ripetermi di non pensarci, di ricordare solo i bei momenti e andare avanti, ancora una volta, cercando una strada da percorrere che mi porti da qualche parte, non importa dove, soltanto avanti. Ma la mente sembra si diverta a farti soffrire e ogni pensiero, anche quello più distante dall’oggetto innominabile, ti porta sempre lì e tu pensi, rimugini, cerchi un senso logico, una soluzione, analizzi la cosa da tutti i punti di vista perché non può essere davvero così, e poi ti arrendi perché, è inutile, lo sai benissimo come stanno le cose e devi accettarle, non puoi farci nulla.

Perché però era tutto diverso fino a solo un mese fa? Come si può cambiare da un momento all’altro? Come possono certe cose essere dimenticate? Ci deve essere una spiegazione logica che non faccia male. E la cerco, e la trovo, ma non mi ci posso aggrappare perché, per quanto possa essere sensata, non è la realtà adesso, in questo momento, e sperarci significherebbe solo rimanere ancora una volta delusa. Meglio pensare al peggiore dei casi e prepararsi. Eppure continuo a farmi domande, a cercare altre risposte, continuando così in un circolo vizioso che mi fa solo arroventare le sinapsi. Meglio staccare e guardare “Il Dottore” trovare risposte a quesiti assurdi mentre viaggia nel T.A.R.D.I.S. e immaginare di essere la sua compagnia di avventure. Sì, molto meglio.

Ma domani inizia una nuova settimana e forse finalmente avrò delle risposte, vere questa volta, non soltanto idee buttate qua e là. E sebbene in cuor mio sappia già quali siano e mi sia preparata al peggio, non riesco comunque a pensare a come le affronterò senza piangere.

Non sto morendo, non vi preoccupate. Tutto questo parlare di dottori può fuorviarvi. Un dottore c’entra è vero, ma non nel modo in cui si possa pensare, la mia salute è infatti perfetta, non è quello il problema. Il problema sta nella mia mente, che non vuole liberarsi di certi concetti, di pensieri malsani. Pensieri di felicità, di una famiglia, di un futuro: tutti pensieri che non avrei mai dovuto fare entrare, che sono sempre stata in grado di tenere fuori e che adesso sono quanto mai inopportuni. Sono come un cancro, mi stanno lacerando dall’interno, e voglio che spariscano perché non posso permettermeli. Sono pensieri cupi e irrazionali.
La mia vita è un’altra cosa. Non c’è spazio per questo e non ci sarà. Ho fatto crollare un muro che mi teneva al sicuro da ogni male, avevo creato torri, soldati e un fossato per non fare attraversare il nemico. Ma il nemico è riuscito ancora una volta a oltrepassare le mie difese, e questa volta mi ha ferito a morte.
Il tempo è la cura di tutti i mali, si dice, ma non sono così sicura di volere curare questo male, senza contare poi che proprio il Tempo è  sempre stato il mio nemico più grande.

Non so che fare… Dovrei ricostruire: torri più alte, mura più spesse, un fossato più profondo… dovrei ricostruire e guardare il mondo da lontano come ho sempre fatto, e non commettere MAI più l’errore di fare entrare qualcuno nella mia fortezza.

Il distacco è la chiave per vivere bene. Il freddo e calcolato distacco, finché non si diparte da questo mondo per approdare su bianche sponde, e al di là di esse un verde prato sotto una lesta aurora…

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Non svegliarti

Eccomi di nuovo sveglia dopo una giornata intera passata a dormire, intervallata da capogiri, nausea e tremori.
Ho ingurgitato un intero blister di pastiglie per dormire nella speranza di non risvegliarmi, ma il solo effetto che hanno avuto è stato quello di farmi sentire male. Se non altro ho dormito e non ho pensato.
Ma adesso sono di nuovo abbastanza sveglia e mi ritorna in mente ogni pensiero che vorrei cancellare.
Come si fa a spegnere il cervello? C’è un modo per farlo smettere di ronzare? Non ne posso più. Sono stanca, mentalmente e fisicamente.
Mi sento vuota, morta, a pezzi. Vorrei che ci fosse qualcuno in grado di raccoglierli e ricomporli perché io non ci riesco, e non mi va.
Il mio futuro è di nuovo incerto, vedo solo una grande oscurità e nient’altro. Non ho più voglia di fare nulla, soltanto il lavoro mi tiene concentrata, il resto è vuoto. Vado avanti per puro senso del dovere ma vorrei fermarmi qui.
Non ho più voglia di stare male e la vita è solo questo; anche quando pensi che le cose stiano migliorando in realtà è un’illusione.
Niente migliora e per me la felicità non esiste.
Vorrei solo dormire, dormire e non svegliarmi più.

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Una serata in compagnia

Dopo una mattina in cui uscire per andare a lavoro è risultato un inferno, il sabato sera è risultato un tantino più piacevole.

Niente di straordinario, solo un’uscita tra colleghi in un disco-pub a Mayakovskaya, vicino casa mia, che mi ha permesso di distrarmi per qualche ora dai miei foschi pensieri.

In verità non amo molto i locali chiassosi, non mi sono mai piaciuti nemmeno quando avevo l’età giusta per frequentarli, mi sono sempre sentita estranea a questi luoghi e completamente sola.

Non è una novità sentirsi soli in mezzo a tanta gente, suppongo sia un’esperienza provata da molti, per cui non mi ha sorpreso quando, all’improvviso, mi è venuta una tremenda voglia di andare in bagno e piangere!

Ovviamente non l’ho fatto, non volevo rovinare la serata a nessuno, per cui ho indossato la mia bella maschera di felicità e sono andata avanti fingendo di divertirmi.

Il locale era frequentato per lo più da teenagers, alcuni dei quali assolutamente comici da vedere mentre si dibattevano in movimenti probabilmente da loro definiti DANZA, ma in un angolino nascosto ogni tanto potevi vedere qualcuno che si intratteneva giocando a biliardino tra un ballo e un altro.

E io potevo essere da meno?

La mia parte l’avevo fatta: mi ero unita al cerchio dei colleghi danzatori (in verità mi ci hanno gettato) scuotendo braccia e gambe per una mezz’ora buona quindi, insomma, mi ero guadagnata il mio momento di antisocialità a tutti gli effetti: ora toccava all’angolo del biliardino!

Ed è così che ho trascorso il resto della mia serata.

Ho stracciato praticamente tutti, soprattutto un ragazzo russo che si ostinava a giocare contro di me uno contro uno che le ha prese di santa ragione.

Non vi dico la soddisfazione! 

Sono forse un po’ troppo competitiva, ma quando ho di fronte l’altro sesso tendo per natura a dover dimostrare loro che non sono una donnicciola debole e inutile e devo assolutamente vincere! Non lo faccio per sentirmi migliore, non è da quello che traggo soddisfazione. Solo non sopporto di dover sempre fare i conti con chi ti sottostima o perché sei una donna, o perché vivi in un certo posto, o perché hai un certo cognome… 

Dover sempre dimostrare che sei in grado di fare anche le più piccole cose è frustrante, e soprattutto in un paese come la Russia, dove c’è una distinzione sessuale ferma agli anni ’50 italiani, ogni piccola occasione di trionfare su un uomo è la benvenuta! 

Come diceva una canzone dei “Five for fighting”, it’s not easy to be me… e in questo caso essere donna. 

Ma questa è un’altra storia…

Torniamo alla mia serata “normale”. Che dire, non è successo molto altro: ho giocato, bevuto, fatto qualche chiacchiera, sono anche riuscita a dirvertirmi. Ma, alla fine, una volta tornata a casa, ho preso a fare quello che purtroppo ultimamente succede quasi ogni sera: piangere.

Entro nell’ascensore. Schiaccio il numero 6 e gli occhi diventano lucidi. Arrivo al piano, apro la porta e il fiume straripa.

Questa è la fine di ogni giornata, partita bene o male, che sia bella o brutta, in cui mi diverta o meno.

E ogni giorno che passa è sempre peggiore di quello precedente. Dovrebbe essere il contrario!

Mi auguro che arrivi al punto massimo e poi torni indietro, così da avere ogni giorno sempre meno lacrime e più sorrisi. Veri, non forzati.

E nessuna maschera da indossare.

biliardino

Mask

 

 

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Sogno di una notte di fine estate

Dopo tre mesi e più di insonnia stanotte sono finalmente riuscita a dormire, e senza l’ausilio di alcuna pillola magica!

Ho fatto un sogno che sembra essere durato tutta la notte, in cui il mio subconscio ha riversato tutto sé stesso e che, alla mattina, mi ha lasciato quel solito senso di perdita che si ha quando ci si sveglia da qualcosa di immensamente bello.

Sono abituata a questo tipo di risveglio, ma stavolta l’amarezza è moltiplicata per infinito e l’angoscia seguente è, se possibile, anche maggiore. Perché non c’è niente di peggio di svegliarsi e rendersi conto di non stare vivendo quel sogno.

Non era un sogno particolarmente elettrizzante, e nemmeno poi così felice, ma gettava le basi per qualcosa che stavo aspettando da tempo (e che nonostante tutto sto ancora aspettando) e questo da solo bastava a renderlo perfetto!

Invece mi sveglio e nulla è reale e riprovo ad addormentarmi per prolungare fino al limite del possibile quel sogno, fino a svegliarmi ancora e rendermi conto che devo affrontare la realtà, che mi piaccia o meno.

L’angoscia è aumentata, l’ansia è tornata a farsi sentire (ansia che non ho mai provato prima nei miei precedenti 31 anni e 3 mesi) e le lacrime, invece che scorrere, esplodono come se uscissero ad una pressione fortissima da un piccolissimo foro che è stato appena squarciato.

Oggi andrò a lavoro (e sono in ritardo per questo) e mi concentrerò su altro e il tempo passerà, ma domani sarò a casa e l’angoscia salirà di nuovo, accompagnata dalla sua amica ansia e tutte quelle brutte compagnie che si portano appresso le due.

Proverò a scaricarmi con una bella corsa, farò la spesa, se il tempo permette andrò a fare un giro in bicicletta con un amico… forse… non credo in realtà farò niente di tutto questo. Starò qui a deprimermi, a piangere, a pensare, a guardare un film che mi tiri su il morale, forse riuscirò anche a scrivere qualcosa, ma quanto a vedere persone, uscire e divertirmi non ne ho proprio voglia, anche se dovrebbe essere la cosa giusta da fare.

Sono triste. Mi sento aperta in due. Mi aggrappo al lavoro. Conto sulle mie sole forze. Vado avanti.

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Scende la sera

Scende la sera e mi prende una gran tristezza. Sono a casa da lavoro e devo occupare il mio tempo, secondo dopo secondo, per non pensarti.
Come stai? Cosa fai? Lavori? Sei con lei?

Sono le 21.40 qui a Mosca, e il tempo che ho dovuto occupare così forzatamente alla fine mi è sfuggito, e mi accingo a cenare forse troppo tardi.

Chissà, forse l’istinto mi ha spinto a rallentare per aspettare che torni a casa, e convincermi che in qualche modo possiamo cenare insieme.

Ma a che serve? Io sono qui, tu sei lontano, io sono sola, tu non ci sei e forse mai più ci sarai: dovrei smettere di fantasticare sulla tua vita… sulla nostra vita.

Inutile tentativo.

E’ una vana speranza ciò che mi lega a te, ma è pur sempre una speranza, e continuo a sognare, aspettare, guardando oltre la porta credendo che tu possa apparire, portato qui da non so quale forza, lontano dalla tua vita, lontano da lei…

Inutile anche questo.

La porta non si aprirà mai, tu non varcherai la soglia, tu non cambierai la tua vita e io non cambierò la mia.

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E se il buongiorno si vede dalla notte…

Buongiorno,
la mia mattina è iniziata molto presto, sveglia alle 8:30 dopo appena due ore di sonno. Ho passato l’intera notte su questo blog, a cercare di distrarmi con cose “tecniche”, schematiche, come una ristrutturazione, appunto, di questa sorta di diario moderno in cui scrivo. Il tutto per non lasciare la mia mente libera di scorazzare tra le vie dei miei foschi pensieri.
Niente pillole per dormire stanotte, non sarei riuscita più ad alzarmi dal letto e andare a lavoro, per cui ho preferito una certa notte insonne a un’incerta sveglia mattutina!
Ed eccomi qui, confidando che la nuova giornata non porti brutti pensieri, sperando solo che non vada del tutto male.
Cerco di non chiedere altro, di non desiderare più che un semplice normale giorno di vita lavorativa, perché temo ciò che la vita mi riserva ogni qual volta desidero qualcosa.
Serenità, pace, libertà, tranquillità… forse chiedo davvero troppo…

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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