J.R.R. Tolkien

Interviste, documenti, articoli, eventi… legati al Professor J.R.R. Tolkien.

Una festa a lungo attesa

“Bilbo Baggins called it a party, but it was really a variety of entertainments rolled into one. Practically everybody living near was invited. A very few were overlooked by accident, but as they turned up all the same, that did not matter. Many people from other parts of the Shire were also asked; and there were even a few from outside of the borders. Bilbo met the guests (and additions) at the new white gate in person. He gave away presents to all and sundry – the latter were those who went out again by a back way and came in again by the gate.”

(“Bilbo Baggins la chiamava una “festa”, ma in realtà era un insieme di spettacoli e di divertimenti. Si può dire che tutti coloro che vivevano nelle vicinanze erano stati invitati, e se qualcuno, per sbaglio, fosse stato dimenticato, la cosa non era grave, poiché spuntava lo stesso. C’era anche molta gente delle altre regione della Contea, e persino alcune persone arrivate da oltre confine. Bilbo in persona riceveva gli ospiti (e gli scrocconi), in piedi davanti al nuovo cancello bianco. Aveva doni per tutti, anche per coloro che uscivano dalla porta di servizio rientrando una seconda volta dal cancello.”)

Ti immagino così, Professor Tolkien, in piedi davanti la porta di casa a ricevere gli ospiti per la tua festa di compleanno. Sarebbero stati in molti ad entrare di soppiatto tra le file degli invitati, se penso alle migliaia di ammiratori in giro per il mondo!
E come dono, a tutti noi sarebbe bastato soltanto stringerti la mano, augurarti “Buon compleanno, Professore!” e dirti
“Grazie per tutto!”

 

 

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Un umile esploratore

“Il Paese delle Fate è una terra pericolosa; vi sono trabocchetti per gli incauti e prigioni per i temerari. E io posso ben essere annoverato fra i temerari perché, sebbene sia stato un appassionato di fiabe sin da quando ho imparato a leggere, e abbia qualche volta riflettuto su di esse, non le ho studiate professionalmente. Sono stato poco più di un esploratore vagabondo (o intruso) di questo paese, pieno di stupore ma non di informazioni.”

(Sulle fiabe – J.R.R.Tolkien)

Il 2 settembre 1973 si spense quello che, a mio modesto parere, è stato il più grande scrittore di tutti i tempi. Quest’uomo, con il suo eterno vagabondare per le terre della sua fervida immaginazione, ha toccato e cambiato la mia vita in un modo che mi è impossibile descrivere, e mi ha regalato, e continua a donarmi, emozioni che mai potranno estinguersi.
Non serve parlare di lui: chi era, cosa ha fatto, cosa ha scritto… a coloro che lo amano non ho bisogno di dire nulla; e ai pochi che non lo conoscono posso solo consigliare di leggere le sue opere.
Voglio solo ricordare un uomo che ha significato tanto non solo per la letteratura ma, soprattutto, per il mondo fatto di persone che lo hanno amato e lo amano ancora.
Voglio solo dire grazie Professore.
Grazie per averci permesso di vagabondare insieme a te per i sentieri meravigliosi della tua mente.

Tolkien

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Pubblicazione in italiano dell’opera “The History of Middle-earth” di J.R.R. Tolkien

Questa petizione è rivolta a tutte le persone che vogliono conoscere meglio il mondo creato dal professor J.R.R. Tolkien, autore de
“Il Signore degli Anelli” e “Lo Hobbit”, tra i più famosi. Diversi libri scritti da Tolkien sono già disponibili, ma c’è ancora una serie di 12 volumi chiamata “The History of Middle-earth” che non è stata ancora pubblicata in italiano.
Sollecitiamo insieme la casa editrice Bompiani a pubblicare l’opera firmando questa petizione.

Firma qui!

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Wounds that cannot be cured

“There is no real going back.
I am wounded with knife, sting, and tooth, and a long burden.
Where shall I find rest?”

(The lord of the rings – J.R.R. Tolkien)

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Lo Hobbit a Modena

A Modena, venerdì 11 Gennaio 2013, alle ore 21, presso la sala conferenze dell’hotel Raffaello (strada per Cognento 5, Modena), si svolgerà la conferenza dal tema Lo Hobbit: dal film al libro. A tenerla sarà Tom Shippey, docente di filologia inglese all’università di Oxford.

Per saperne di più, visita il sito:

http://www.jrrtolkien.it/2012/12/23/tom-shippey-a-modenae-un-corso-tutto-su-tolkien/

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The Hobbit in 3D

Nice 3D posters from The Hobbit movie!

http://www.nelsisraelson.net/portfolio/view_page/1

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Lo Hobbit e tutti gli altri

Lo Hobbit e tutti gli altri

Milano
Lo Hobbit e tutti gli altri!
Letture recitate e libera improvvisazione dal mondo di J.R.R. Tolkien.
Nel cuore di Milano, zona Brera, nell’incantevole cartoleria A4 di via Goito 3, sabato 17 novembre, a partire dalle ore 16:30, il gruppo culturale Bolgeri di Milano, fondato nel 2003 e gruppo locale della Tolkien Society, l’associazione culturale Eldalië, la più ricca comunità italiana dedicata a J.R.R. Tolkien, l’associazione culturale Granburrone e il portale Tolkieniana.Net

Vi propongono:

un pomeriggio di letture spontanee, improvvisazioni teatrali, musica.

«Questo è il salone del fuoco – disse lo stregone. – Qui ascolterai molti canti e storie.»

INGRESSO LIBERO

– lezioni e workshop di calligrafia
– Letture dallo Hobbit e dal Signore degli Anelli,
dalle opere minori di J.R.R. Tolkien,
dai libri che l’hanno ispirato alla creazione della Terra di Mezzo
– Esposizione, compravendita e libero scambio di illustrazioni e libri usati,
prime edizioni, edizioni rare, edizioni autoprodotte e altro
– Tè e biscotti, per un pomeriggio all’inglese

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L’inedito Tolkien di Shippey


Lui è quello che veramente conosce la “via per la Terra di mezzo”,
segnata dal primo all’ultimo passo dalla guida della parola. Parliamo
di Tom Shippey il massimo esperto dell’opera di JRR Tolkien, col quale
ha condiviso studi, carriera e passioni anche sportive. Di lui
l’Editrice Marietti ha pubblicato nel 2005 l’indispensabile “La Via per
la terra di mezzo”che assieme a “Tolkien, autore del secolo (Simonelli,
2004)”, rappresenta il miglior contributo alla conoscenza effettiva
dell’opera dell’autore del Signore degli Anelli. Medievista come lui,
avendo insegnato nelle sue stesse cattedre a Oxford e Leeds, Shippey
sottolinea in ogni occasione il primato della filologia per far luce non
solo sugli scritti ma soprattutto nella mente di Tolkien “uno – come ci
ha raccontato a Modena – che non spegneva mai il cervello” e che di
fronte ad un nome si interrogava sulle etimologie e sulla vita che era
racchiusa in quelle sillabe. Convinto, da buon filologo, che ogni parola
contenga e nasconda la miccia che può far esplodere qualsiasi ricordo,
qualsiasi impressione, qualsiasi avvenimento e tramutarlo in storia,
Shippey in questa intervista prende le mosse dall’importanza dei
nomi per il Legendarium di Tolkien per arrivare fino ai lati più
nascosti della sua identità, come la passione per lo sport, vista sempre
filologicamente, e la capacità contagiosa di conquistare all’etimologia
anche i seriosi docenti non umanistici di Oxford.

Fonte: http://www.lacompagniadellibro.tv2000.it/articolo.php?id=690

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Tom Shippey: La filologica provvidenza di Tolkien

Nel Signore degli Anelli Tolkien non usa mai la parola
Provvidenza, mentre usa molte volte il termine “fato” e altrettante
volte “caso”. Così, all’apparenza Tolkien sembrerebbe più consapevole
del fato o del caso che della provvidenza. Ma le cose non stanno certo
così. Inizierò il mio ragionamento segnalando alcuni passi in cui
Tolkien formula dei dubbi, o fa sì che ne esprimano i suoi personaggi,
proprio sull’esistenza del caso. Gandalf, per citarne uno, parlando con
Frodo e Gimli dopo la conclusione della guerra dell’Anello, dice che è
possibile definire triste la morte di Dain, re dei Nani: “Eppure le cose
sarebbero potute andare in maniera assai diversa e di gran lunga
peggiore. Ma questo non è avvenuto perché una sera a Brea sul far della
primavera ho incontrato Thorin Scudodiquercia: un incontro casuale, come
si dice nella Terra di Mezzo.”
Ciò implica che al di fuori della Terra di mezzo, cioè nelle Terre
Imperiture, l’incontro non sarebbe stato considerato affatto come
qualcosa di casuale. E quest’idea trapela diverse altre volte. Tom
Bombadil, ad esempio, così si esprime a proposito del salvataggio degli
hobbit dalle grinfie dell’Uomo-Salice “fu il caso a condurmi lì, se caso
è il suo nome”. Ancora una volta l’implicazione è che il “caso” sia
meramente una parola, e una parola fuorviante.
Sono poi andato avanti nell’analisi e ho cercato tutte le occorrenze di
“caso o…” e ne ho trovate tre, poi ho cercato “ o caso” e ce n’era
un’altra: quindi ho tentato con “o fato” ed eccone altre due, una delle
quali mi era già capitato di ricordare. Ho trovato poi sette occorrenze
in cui “caso” e “fato” sono presentati come spiegazioni per degli
eventi, ma nel contempo vengono messi in dubbio, così come notato
precedentemente a proposito di Gandalf e Tom Bombadil, i quali dubitano
che i loro incontri siano avvenuti “per caso”. Ce ne sono tre che mi
sembrano particolarmente significative per spiegare l’idea di
provvidenza di Tolkien.

La prima compare nel passo in cui l’Orco Grishnakh, servitore di Sauron,
sottrae Merry e Pipino agli Orchi di Saruman, proprio nel momento in
cui avviene l’attacco dei cavalieri di Rohan. Grishnakh sguaina il
pugnale per ucciderli, ma viene colpito dalla freccia di uno dei
cavalieri “indirizzata con destrezza, o guidata dal caso” che “gli
trafigge la mano destra”. Di che genere di caso si tratta? Non si
capisce, ma se la freccia non fosse stata “indirizzata con destrezza”,
se fosse stata cioè solo un “colpo casuale”, perché dire allora che era
“stata guidata”? Guidare implica una guida, un’intenzione deliberata.
Forse anche altre cose che sembrano casuali nascondono un’intenzionalità
da parte di qualche potere che non conosciamo. Questo è quanto ritiene
l’elfo Gildor Inglorion, allorché incontrando Frodo e i suoi amici che
stanno lasciando la Contea, mette in fuga i Cavalieri Neri. Parlando si
dimostra riluttante nel dare dei consigli a Frodo in quanto

“Gli elfi hanno anch’essi molti dispiaceri e le cose degli Hobbit e di
altre creature di questa terra li riguardano poco. I nostri sentieri
incrociano i loro molto raramente per caso o per un dato fine. Forse
quest’incontro non è dovuto a un puro caso; ma quale possa esserne lo
scopo non mi è chiaro, e temo di dire troppo”. (SdA, pag. 123)

Ciò implica nuovamente che, come per Gandalf e Torin, Frodo e Gildor non
hanno avuto un incontro “casuale”, ma un incontro stabilito per quanto
non da loro. Sono stati allora guidati da un qualche potere sconosciuto?
E se succede a loro, cosa potrebbe toccare a noi? Siamo in effetti
delle marionette nelle mani di un ignoto Manovratore? Come Donna
Filosofia dice a Boezio, il tema del caso è legato al tema della
provvidenza che a sua volta lo è a quello del libero arbitrio. Gandalf
ci dice la sua sull’argomento, quando assiste Frodo durante la sua
convalescenza a Rivendell dopo che lo hobbit è stato ferito dal pugnale
del cavaliere nero. Gandalf dice a Frodo che è stato “fortunato”a
sopravvivere

“la fortuna o il fato ti hanno aiutato, per non parlare del coraggio. SE
la tua spalla è stata ferita il cuore non fu nemmeno sfiorato; ed è per
questo che hai resistito fino all’ultimo momento”. (SdA, pag. 285)

Può darsi il fato abbia dato una mano a Frodo, ma quest’aiuto sarebbe
stato vano se egli stesso non lo avesse aiutato esercitando il suo
libero arbitrio nell’opporre resistenza.
Questi discorsi non ci dicono molto né risultano troppo chiari, in
compenso però ci lasciano capire che esistono dei poteri all’opera nel
Signore degli Anelli, ed uno di essi, secondo me è quel potere che noi
avvertiamo come “caso” ma che è invece il modo in cui la Provvidenza,
quel potere mai menzionato – opera.
Ma è lecito scorgere in un’opera di Tolkien qualcosa che egli non
menziona mai? Io credo che tale potere sia implicito nell’intera
struttura del secondo e del terzo volume del Signore degli Anelli che è
una struttura tanto complessa, così complessa che la si potrebbe
definire ingiustificatamente tale, a meno che essa non abbia quella
forma proprio per attirare la nostra attenzione su un qualche elemento.
Torniamo allora a ricordare, filosoficamente, ciò che Donna Filosofia
dice a Boezio riguardo alla Provvidenza. Filosofia spiega a Boezio che
noi umani di base non siamo equipaggiati per comprendere la natura della
Provvidenza, in quanto noi percepiamo le cose nel tempo, una dopo
l’altra, e le percepiamo allorché riguardano noi stessi: abbiamo
pertanto solo una conoscenza limitata di ciò che accade all’esterno del
nostro personale campo visivo. Noi non sappiamo da dove vengano le cose,
sia che si tratti di frecce, di incontri o di altre persone.
La Mente Divina invece non funziona così., ma vede simultaneamente ciò
che accade, ciò che è accaduto e che accadrà. Vede connessioni laddove
noi vediamo solo eventi disconnessi. Può guidare gli eventi così da
creare dei risultati per noi imprevedibili e servirsi delle nostre
personali reazioni per avviare eventi ulteriori. Boezio usa l’immagine
di una ruota che gira: alle sue estremità ci sono i mutamenti continui
della Ruota della Fortuna, ma nel mezzo del suo centro nulla si muove.
Re Alfredo, traducendo con diverse libertà il testo di Boezio in Inglese
antico, rende più chiaro questo esempio, dicendo che la ruota è la
ruota di un carro con tanto di asse, mozzo, raggi e cerchioni. Tutti noi
ci troviamo sulla ruota, ma chi è attaccato alle cose terrene si trova
più lontano di tutti dall’asse centrale che è immobile – come da uso
degli Anglosassoni. Quanto più lontani ci si trova dall’asse, tanto più
ci si sente in preda al potere del caso, del fato, della fortuna. Queste
però sono semplicemente parole – e io per ragioni filologiche vorrei
aggiungerne un’altra alla lista, e cioè la parola per “sorte” – e sono
tutte parole per esprimere “il modo in cui gli umani percepiscono
l’operato della Provvidenza”.
Nel Signore degli Anelli Tolkien ce lo illustra mostrandoci personaggi
che sono disconnessi l’uno dall’altr , ma sono sempre condizionati
dall’agire altrui, di cui però sono assolutamente all’oscuro.
Immediatamente, quando leggiamo il Signore degli Anelli, constatiamo la
percezione limitata dei personaggi e qualche accenno della percezione
della Provvidenza strutturata però a un livello superiore. E’ facile
rendersene conto.
Alla fine della Compagnia dell’Anello , la Compagnia, eccetto Gandalf, è
ancora al completo. All’inizio de Le Due Torri i protagonisti vengono
separati. Sam e Frodo si sono incamminati in una direzione, Merry e
Pipino sono condotti a forza da un’altra parte, Aragorn, Legolas e Gimli
li seguono. Questi ultimi si ricongiungono con Gandalf nella foresta di
Fangorn e si recano a Meduseld con lui. Poi però Gandalf li lascia
un’altra volta, per andare a trovare, in sella al suo cavallo, proprio
Merry e Pipino – con grande sorpresa da parte loro che infatti lo
credono morto. Quindi egli ritorna da Aragorn e compagni.(…)
Questa struttura narrativa estremamente complessa ( e qui semplificata)
produce diversi effetti. Ciascun gruppo di personaggi non sa cosa stanno
facendo gli altri. Cionondimeno, ciò che fanno è continuamente
condizionato da azioni di cui non sanno nulla. Aragorn Legolas e Gimli
si mettono in viaggio per salvare Merry e Pipino, ma, di fatto, sono
Merry e Pipino che salvano loro, nel provocare la marcia degli Ent.
Pipino poi viene salvato da Merry all’arrivo dei Cavalieri. Merry è
salvato dall’arrivo di Aragorn. Tutti loro, in ultima analisi, vengono
salvati da Sam e Frodo, ma Sam e Frodo non avrebbero potuto completare
la loro missione se non fosse stato per l’azione di Pipino che sottrae
il Palantir a Saruman e di Aragorn che nel Palantir si mostra
deliberatamente a Sauron per attirare su di sé la sua attenzione. (…)
Quindi non si tratta di buona sorte, perché ciò che chiamiamo così è il
risultato delle azioni degli altri. E la totalità delle azioni degli
altri forma un disegno disposto dalla Provvidenza; noi quindi ne vediamo
i frammenti, cioè la nostra visione parziale cui diamo il nome di
“sorte” o, in Inglese antico “Wyrd”. Re Alfredo riassume la questione
semplicemente con una frase
“Ciò che chiamiamo preveggenza di Dio e sua provvidenza, è tale mentre è
nella Sua mente, prima di accadere, ma una volta che la cosa accade,
allora la chiamiamo ‘wyrd’”. Vale a dire, fato oppure sorte.
Uno dei risultati del metodo narrativo di Tolkien è che da una parte il
lettore incontra più di una sorpresa, perché ne sa meno dei personaggi:
nessuno ad esempio si aspetta di imbattersi in Merry e Pipino che fumano
serenamente tra le rovine di Isengard, dato che li abbiamo visti
l’ultima volta a fissare dall’alto nella valle del Mago con Isengard
ancora inviolata. Nessuno si aspetta la ricomparsa di Gandalf dopo
quanto avvenuto a Moria (…)
Di contro, ci sono momenti di ironia quando è il lettore che ne sa più
dei personaggi: i tentativi di Aragorn di ricostruire la fuga degli
hobbit dalle grinfie degli orchi finiscono per confondere lui ma non noi
che sappiamo ciò che è accaduto. (…) La morte di Theoden può apparire
ai personaggi un evento sfortunato, ma non a noi che sappiamo cosa l’ha
causata, ovvero il tentativo da parte di Denethor di uccidere assieme a
se stesso anche il figlio Faramir: proprio questo evento riferito da
Pipino costringe Gandalf ad abbandonare il campo di battaglia ( e a
lasciare quindi Theoden al suo destino. Ndt)
“Dov’è Gandalf chiede Merry “Non avrebbe “potuto lui salvare il re e
Eowyn”? Ma quando Pipino chiede a Gandalf “Riuscirai a salvare Faramir?”
Gandalf risponde “Probabilmente sì, ma se lo faccio, saranno altri a
morire”. Noi sappiamo a chi Gandalf si riferisca con il termine “altri”,
cioè Theoden. Nel momento in cui fa questa affermazione però lui non sa
esattamente chi intende, ma noi lettori sappiamo che le sue parole sono
vere. (…)
Il Signore degli Anelli quindi fa due cose. Ci mostra delle azioni che
nel momento in cui sono avvertite dai personaggi sembrano essere il
risultato del caso, ma ci mostra anche che si tratta in realtà del
risultato di una catena di decisioni, che formano un quadro che possiamo
veramente definire provvidenziale. Non c’è alcun dubbio sul libero
arbitrio dei personaggi, che devono prendere le proprie decisioni senza
avere idea di cosa sia giusto oppure no. Aragorn lo fa in continuazione
fino a dubitare della sua stessa capacità e fino a ritenere che ogni sua
decisione si sia rivelata un fiasco. Gandalf gli dimostrerà invece come
il rapimento di Merry e Pipino (conseguenza del loro abbandono da parte
di Aragorn. Ndt) abbia fatto sì che i due hobbirt abbiano potuto
raggiungere Fangorn (trascinati lì dagli orchi inconsapevoli) con una
rapidità altrimenti impraticabile. (e noi sappiamo che il loro incontro
con Barbalbero causerà la decisione degli Ent di muovere guerra a
Saruman. Ndt).
Ci sono molti altri esempi di questi “riferimenti incrociati”, non tutti
immediatamente chiari. Possiamo credere che sia una circostanza
fortunata a salvare Frodo dall’occhio di Sauron in cima a Amon Hen. Ma
non è così: è stato Gandalf, anche se lo scopriamo solo 60 pagine dopo e
alcuni lettori distratti non se ne sono neanche accorti. La prova
migliore poi di questo metodo è l’uso del Palantir che inganna in
continuazione chi se ne serve.
L’insegnamento quindi del libro è: prendete la vostra decisione e non
provate a indovinare il disegno generale. La provvidenza sa farlo meglio
di voi. La provvidenza è il risultato di tutte le decisioni che intesse
nella sua trama provvidenziale. Nessun uomo è in grado di capire come
essa lavori, perché neanche i “saggi possono scorgere tutti gli esiti”.
Questa a me sembra un’affermazione veramente chiara, molto più chiara di
quello che la Filosofia dice a Boezio, anche se essenzialmente il
concetto è lo stesso. Qui tuttavia è espresso in un linguaggio non
filosofico, è espresso come una storia, non attraverso una
dimostrazione, un insieme di assiomi, una tesi. Essendo io un filologo e
non un filosofo, ho trovato più facili da capire questi esempi rispetto
a un principio generale, anche se poi ho tratto da essi a mia volta un
principio.

Tom Shippey (trad. di Saverio Simonelli)
maggio 2010

Fonte: http://www.lacompagniadellibro.tv2000.it/articolo.php?id=684

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