The big screen

Bale-Ferrari

Mi sveglio stamattina con una notizia folgorante: Christian Bale avvistato a Modena!
A quanto pare girerà un film sulla vita di Enzo Ferrari, anche se “La gazzetta di Modena” non dà grandi informazioni a riguardo e a guardare in giro per la rete sembra che questo film esista solo per “Mymovies”.
Rumour o possibile verità non ha importanza (almeno per ora): la cosa fondamentale è che il mio amato Christian rimanga nei paraggi il tempo necessario a intercettarlo!
Se qualcuno ha notizie più dettagliate (indirizzo, numero di telefono… sto scherzando… ehm… quasi) condivida con questa povera donna suonata.
È un’opera di bene!

Bale

Christian Bale in un locale del centro di Modena (foto di Valentina Covili)

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Interstellar

interstellar_locandinaFinalmente, a quasi un mese dalla sua uscita in Italia, sono riuscita a vedere il nuovo lavoro del mio regista preferito: Christopher Nolan.
Difficile recensire Interstellar senza parlare della trama, altrettanto arduo commentarlo.
Come tutti i film di Nolan anche questo non si può catalogare: non è solo un film di fantascienza, così come Inception non parla soltanto di sogni, o The prestige della vendetta di due illusionisti.
Ogni suo (capo)lavoro, infatti, ruota intorno a importanti tematiche all’interno di un contesto più ampio che, per quanto più lampante, gli fa da sfondo.
Stavolta a fare da background è un viaggio nello spazio alla ricerca di una nuova casa, perché la Terra sta morendo e la salvezza dell’umanità è pressoché impossibile.
Ma la vera trama è il rapporto tra un padre e sua figlia, il sacrificio e l’abbandono, la fiducia e l’amore.
È commovente (grazie anche alla performance di un Matthew McConaughey che ultimamente sto rivalutando molto in senso positivo), ti emoziona, e lo fa anche attraverso le immagini e una colonna sonora (ancora una volta diretta dal bravissimo compositore Hans Zimmer) che in alcuni momenti mi hanno ricordato 2001: Odissea nello spazio; ma sa essere anche umoristico, aiutato dalla presenza di robot da uno stile molto particolare e un po’ retrò.
Tutto il film, in realtà, ha un richiamo al passato, quasi nostalgico, in contrasto con il genere scelto e l’epoca in cui ci troviamo (un futuro non ben precisato).
Un contrasto voluto, è chiaro.
Con questo film Nolan, ancora una volta, ti pone nella condizione di pensare, farti delle domande, creare dei dubbi.
È in grado di fare riemergere certe sensazioni dalle profondità dell’anima, e senza mai essere scontato o banale.
Non si limita a darti un argomento, un’idea, un’unica versione dei fatti; no, lui riesce a farti meditare, e penso sia uno dei pochi registi ad avere successo in questo, e ogni singola volta!
Il mio consiglio a chiunque, non solo agli amanti della fantascienza (perché, appunto, di fantascienza c’è “solo” lo sfondo) è di andarlo a vedere.
Prendetevi 2 ore e 40 del vostro tempo e ascoltate e osservate questo nuovo capolavoro.

Interstellar-poster-2
Interstellar Follow-up 

Astrofisica in Interstellar

FAQ Interstellar

The science of Interstellar (di Kip Thorne, il fisico le cui teorie sono alla base del film)

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Lo Hobbit-La desolazione di Smaug

Un anno fa, dopo aver visto il primo capitolo di Peter Jackson dedicato a “Lo Hobbit”, mi ero fatta la promessa di non tornare al cinema per il secondo, e l’avrei anche mantenuta, non fosse stato per la curiosità di vedere Smaug sul grande schermo. Inoltre, mi sono detta, “non potrà essere peggiore del primo”!
Errore clamoroso.
Purtroppo è vero quando si dice che non c’è limite al peggio!
Dopo i primi 5 minuti di film volevo già uscire dalla sala, ma avevo appena speso 8€ quindi era giusto dare al film una chance.
Nonostante l’immensa quantità di invenzioni, e non dico altro per non essere volgare, devo dire che in 3 ore di film una cosa azzeccata c’è, il titolo: “La desolazione di Smaug”, sì perché di desolazione si tratta, ma di dettagli!
Penso che per fare una trasposizione da libro a film, e concedersi il lusso di interpretarlo liberamente (se proprio si deve) sia necessario almeno avere letto il libro, e parliamo di nemmeno 400 pagine (nella versione economica inglese, una delle tante edizioni).
Quello che ho trovato assolutamente fuori luogo (oltre l’intera parte che sta tra il titolo iniziale e i titoli di coda), è stata la durata!
D’accordo PJ, vuoi fare 3 film per una storia che starebbe benissimo in uno e senza nemmeno troppi tagli? Vuoi prenderti la libertà di inserire qua e là a casaccio cose di cui non solo non si parla o si accenna, ma che non stanno né in cielo né in terra?
Liberissimo di farlo, ma ti prego, non chiamarlo “Lo Hobbit”!
E se proprio devi allungare a dismisura un film (anzi 3!), non è forse meglio farlo almeno con cose che rientrano nella storia???
Quello che ho visto ieri sera è stato uno scempio totale di un’opera che forse in molti reputano “minore” (di sicuro lo stesso PJ), per cui non valeva la pena dedicarsi tanto per ottenere un buon film, al contrario di quanto è stato fatto per il SdA (che nonostante le molte “interpretazioni” è stato reso in maniera eccellente). Le aspettative che c’erano all’epoca per quel film erano così tante che forse PJ, intimorito dall’idea dei fan che potevano presentarsi a casa sua armati di asce e spadoni, ha dato il meglio di sé per accontentare un pubblico così numeroso come quello dei Tolkieniani.
O forse semplicemente non credeva di poter trasformare un libro così “esiguo” (in termini di pagine e contenuti) in un altro capolavoro cinematografico senza aggiungere quello che, a suo avviso, era evidentemente essenziale e mancante nella storia narrata da Tolkien.
In questo film continuiamo purtroppo a vedere Nani ridicolizzati caratterialmente ma anche a livello di costumi, un Radagast (la cui presenza nel libro è solo accennata) che sembra un senza tetto ubriaco e che ha perso il senno, e scene un po’ troppo uguali a quelle del SdA.
Credo di avere apprezzato sì e no 2 cose in tutto il film: Sauron nella pupilla del suo stesso occhio (scena limitata a quel preciso istante), e Smaug.
Il resto non si può affrontare. Certo visivamente non c’è che dire, gli effetti speciali, l’ambientazione, i costumi (a parte per Nani, Radagast e il Master di Esgaroth) sono eccezionali, ma un film deve essere più di questo, soprattutto poi se preso da un libro.
Ho trovato carina l’idea iniziale di Brea, volutamente analoga a quella del SdA (compreso PJ che mangia la carota), ma ne avrei comunque fatto anche a meno, erano già 5 minuti di troppo.

Ma andiamo con ordine…

Immediatamente dopo Brea ritroviamo la nostra compagnia ancora inseguita da Azog (di cui deve esserne il fantasma dato che lui è morto tempo addietro), i Wargs (e questo almeno è corretto) e… un orso!
Ma l’orso, noi che abbiamo letto il libro, sappiamo bene chi è, anche se non ce l’aspettavamo così presto e in pieno giorno, ma va beh, interpretazione…
Nel libro l’incontro con Beorn avviene grazie ad un astuto stratagemma di Gandalf, ed è molto simpatico.
Per farla breve, lo stregone fa attendere tutti i nani fuori dalla proprietà di Beorn, mentre lui insieme a Bilbo si reca all’interno della casa per presentarsi all’uomo, il quale chiede ai due ospiti di raccontare la loro storia. Gandalf comincia così a narrare le sue avventure, suggerendo con finta indifferenza che vi siano altri compagni oltre lui e Bilbo, così che Beorn si incuriosice e i Nani, uno alla volta, finiscono per essere chiamati da Gandalf per presentarsi all’uomo.

“I was coming over the mountains with a friend or two…” said the wizard.
“Or two? I can only see one, and a little one at that,” said Beorn.
“Well to tell you the truth, I did not like to bother you with a lot of us, until I found out if you were busy. I will give a call, if I may.”
“Go on, call away!”

Così si presentano i primi due della fila: Thorin e Dorin, e il racconto continua in questo modo finché tutti i Nani non sono presenti.
Mi rendo conto che a livello cinematografico forse una scena simile poteva risultare troppo ripetitiva, e comprendo la necessità di accorciare il tutto con un’unica entrata in scena.
Ma non succede nemmeno questo!
Infatti la compagnia si intrufola in casa di Beorn, inseguita da questo sotto forma di orso, e si mette pure comoda come fosse casa loro! E il giorno dopo, quando finalmente incontrano l’uomo, lui non si sorprende di trovare dei perfetti sconosciuti in casa, però sente di doverli intimidire sottolineando il suo odio per i Nani, cosa che nel libro è appena accennata.
Infatti, nonostante Beorn sia un tipo burbero, diffidente e solitario (motivo per cui Gandalf, nel libro, lo approccia in quel modo, non entrando di soppiatto in casa sua!), nel libro ride, e viene intrattenuto piacevolmente dal racconto di Gandalf. Non fa minacce ai Nani e, per tutta la durata della loro permanenza nella sua casa, Beorn si dimostra gentile e contento di aiutarli.
Voto negativo.

“Following the hall of beornhim they found themselves in a wide hall with a fire-place in the middle. Though it was
summe
r there was a wood-fire burning and the smoke was rising to the blackened rafters in search of the
way out  through an opening in the roof.”

Lasciato Beorn, la compagnia (senza Gandalf che ha urgenti affari da sbrigare a sud) si addentra nel Bosco Atro, il cui sentiero che non si deve mai lasciare, per qualche arcano motivo PJ ha pensato bene di piastrellare, tanto che per un attimo ho creduto di stare a guardare “Il mago di Oz”!
Piastrelle a parte, ci troviamo a vedere una foresta non troppo cupa (come invece dovrebbe essere), e che ha un effetto ipnotico e negativo sui viandanti che la attraversano. Fin qui tutto ok, abbastanza coerente con la storia, nonostante manchi della scena di Bombur che, caduto in un corso d’acqua nero e pericoloso, sprofonda in un sonno che non sembra avere fine: omissione questa che posso perdonare.
Ma visto che sono pignola, quando Bilbo si arrampica su un albero per cercare di orientarsi, non vede farfalle azzurre e bellissime ma:

“…they were a dark dark velvety black without any markings to be seen.”

Ora, capisco la faccenda dell’interpretazione, ma proprio non riesco a comprendere il senso nell’eliminare dettagli che certamente possono anche essere omissibili, per poi però inventarsi cose che non esistono!
E continuo su questa linea: in un film che dura 3 ore, la cui parte finale (su cui mi soffermerò dopo) è stata oltremodo allungata inutilmente, possibile che non ci potesse essere spazio per quello che accade nella foresta descrivendolo in modo il più possibile dettagliato?
Infatti, prima dell’arrivo dei ragni e della cattura dei Nani, nel libro la compagnia insegue alla cieca delle luci che appaiono e scompaiono in mezzo al bosco (che poi scopriamo essere degli Elfi), fino a che non si allontanano dal sentiero e finiscono per perdersi. Bilbo poi troverà i Nani imbozzolati dai ragni, userà l’anello per nascondersi dalle bestie, distrarle e richiamarle qua e là, finché non le allontana abbastanza da poter liberare prima Fili e poi gli altri. Quando infine si riuniscono tutti scoprono che Thorin manca all’appello, catturato dagli Elfi di Bosco Atro. Il resto dei Nani verrà poi imprigionato subito dopo mentre sono alla ricerca del loro capo.
PJ ha leggermente cambiato questa parte, ma è un’interpretazione che non toglie niente alla storia se non per la cosa agghiacciante che ha deciso di inserire: Bilbo perde l’anello, ovviamente per colpa della natura di tale oggetto si infervora, e quando vede un ragno trovarsi sulla strada tra lui e il suo tesoro, una rabbia feroce si impadronisce di lui e si scatena sulla creatura riducendola a pezzi.
PJ perché? Era proprio necessario farci capire come l’anello ha una presa su Bilbo in questo modo? Lui che ha avuto pietà di Gollum e non l’ha ucciso prima, come mai si trasforma in un essere sanguinario ora?
Voto negativo.

Ma la parte migliore deve ancora arrivare!
Se fino ad ora il film poteva essere in qualche modo guardabile, con l’entrata in scena degli Elfi crolla miseramente da ogni parte.
Mi congratulo con PJ perché è riuscito almeno a osservare il disegno di Tolkien dei cancelli del Re degli Elfi e a riproporlo uguale.
Il resto non si guarda…Scialpi-Thranduil
Innanzitutto Thranduil mi ricorda troppo Scialpi e la moda dei sopracciglioni anni ’80!
Inaffrontabile.
Secondo, non so se sia colpa dell’osceno doppiaggio o la pessima recitazione dell’attore, ma a me più che sembrare un re altero e che ha in odio i Nani per motivi, dal suo punto di vista giusti, ha dato l’impressione di essere un idiota superbo e viziato che sta rinchiuso nella sua dimora solo perché “gli va così”.
E vogliamo parlare di Tauriel?
La mia pelle aveva già cominciato ad accapponarsi ben prima di vedere il film, alla notizia della presenza di un’ Elfa che doveva essere l’innamorata di Legolas. Inutile dire l’orrore nel vederla invece flirtare con Kili, un NANO! Ma dico, scherziamo?
No comment.
Ma il vero orrore arriva dopo: la fuga rocambolesca sui barili e la conseguente battaglia (anche qui) con i goblins delle montagne, questa volta capeggiati da qualcuno che inizia con la B… (anch’esso stranamente albino).
Ovviamente non possiamo aspettarci che PJ lasci scappare i Nani in modo quieto e   simcrashbandicootwrath0002
silenzioso com’è descritto da Tolkien, assolutamente no, non sarebbe troppo
cinematografico. Certamente ci vuole azione, sì, concordo con te PJ, ma dico io, era proprio necessario ferire Kili? O fare saltellare Legolas come Crash Bandicoot? O, peggio del peggio, creare il Nano Rotante: la nuova arma di Goldrake!
Voto assolutamente negativo.

Ma come tutti i lettori sapranno, una volta scappati dalle prigioni i nostri Nani, al sicuro DENTRO ai barili con Bilbo a guidarli dall’esterno, arrivano alla città di Lagolungo e, una volta liberati, Bilbo, Thorin, Fili e Kili si dirigono direttamente alle porte della città presentandosi per quello che sono.
Addirittura vengono accolti dalla gente con gioia, perché finalmente il re sotto la Montagna è tornato! E il governatore della città (Master, in inglese) si rassegna al volere del popolo dando ai Nani vitto in abbondanza e alloggio, finché non decidono poi di partire alla volta della Montagna.
Come ben vedete, tutto quello che ha architettato PJ è, non solo scorretto, ma anche esageratamente inutile!
E che dire di Bard?

“But there was still a company of archers that held their ground among the burning houses. Their captain was Bard, grim-voiced and grim-faced, whose friends had accused him of prophesying floods and poisoned fish, though they knew his worth and courage.”

Cosa è passato nella mente di PJ per trasformare quest’uomo, da capitano degli arcieri a chiattaiolo con famiglia da sfamare? E perché mai dovrebbe tenere nascosti i Nani dal Master e Vermilinguo versione seconda?
Non riesco a capirlo.
Senza contare poi la continua presenza inutile di Tauriel e Legolas, e ancora una volta il verificarsi di scene già viste nel SdA: non so voi ma Kili moribondo mi ricorda infatti un po’ troppo  Frodo quando, ferito, incontra Arwen dopo la fuga da Colle Vento.
Voto negativo.

Ma c’è un’ultima cosa, l’unico motivo che mi ha spinto a non lasciare la sala prima della fine, di cui ormai speravo si approssimasse la venuta.
Smaug.
Prima però devo fare due piccoli passi indietro.
Innanzitutto Kili (e di conseguenza Fili e poi l’altro che non si sveglia in tempo) non viene lasciato a Esgaroth, ma va con il resto della compagnia. Perché dunque questo cambiamento di programma?
Probabilmente è servito a PJ come stratagemma per fargli incontrare Tauriel e scatenare il delirio successivo a me tuttora incomprensibile, o forse ci sarà qualche arcano mistero che si svelerà alla fine del terzo e, grazie al cielo, ultimo film. Non so, ma ancora una volta immagino PJ e compagni scervellarsi su come e cosa inventare per allungare il brodo, quando sarebbe bastato LEGGERE E SEGUIRE IL LIBRO!!!

L’altro passetto indietro lo facciamo verso la porta di Durin.
Evidentemente per PJ il film non era ancora abbastanza lungo, di conseguenza richiedeva una perdita di tempo inutile davanti alla porta, durante cui Thorin abbandona l’impresa, getta la chiave e se ne va con gli altri. Ma Bilbo trova la serratura, richiama indietro i suoi compagni e, nel mentre, quasi getta davvero al vento (letteralmente) la chiave e le loro speranze, se non fosse tornato indietro Thorin proprio al momento giusto! E io che mi aspettavo di vedere volare la chiave giù dalla rupe, e farmi altri 20 minuti di film per vedere Nani e Hobbit salire e scendere dalla montagna! Che bravo PJ!

Ma passiamo a Smaug.
Visivamente non c’è che dire, molto bello. La scena con Bilbo è stata resa davvero bene, ma, come al solito, era necessario strafare.
Non ho contato il tempo trascorso dall’entrata nella Montagna alla fine del film, ma credo siano passati almeno 40 minuti buoni.
E in questi 40 minuti tutto quello che succede è TOTALMENTE frutto della fantasia di PJ che, ancora una volta, ha voluto ignorare il libro.
E pensare che con l’entrata in scena di Smaug era riuscito ad acquistare qualche punto!
Ma era proprio necessario tutto quel trambusto con i Nani che scappano qua e là? A che pro portarsi dietro Bilbo se poi, tutti insieme, decidono di affrontare il drago?
E vogliamo parlare di quell’enorme statua d’oro che ad un certo punto si liquefa sfidando le leggi della chimica? Qual è il punto di tutto ciò?
Ma poi, mi chiedo, cosa se ne facevano i Nani di uno stampo gigante di loro stessi, chiuso all’interno della montagna e, soprattutto, usa e getta? Sì, perché non so se avete notato ma lo stampo è stato distrutto per fare spazio alla statua, cosa che mi fa immaginare i poveri fabbri imprecare ogni volta che dovevano crearne una solo per la fatica di dovere erigere e distruggerne lo stampo!
Ridicolo.
E inutile.
Ma, Iluvatar sia lodato, siamo giunti alla fine di questo strazio: Smaug finalmente si decide ad uscire dalla montagna e vediamo Bilbo terminare la scena con un’ultima frase: “che cosa abbiamo fatto?”
E io lo chiedo a te PJ, che cosa hai fatto?

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Red Riding Hood

Finalmente un nuovo film di Gary Oldman!
Putroppo è dello stesso regista di Twilight, ma visto che c’è Gary posso fare finta di niente.

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Inception

Dom Cobb possiede una qualifica speciale: è in grado di inserirsi nei sogni altrui per prelevare i segreti nascosti nel più profondo del subconscio. Viene contattato da Saito, un potentissimo industriale di origine giapponese, il quale gli chiede di tentare l’operazione opposta. Non deve prelevare pensieri celati ma inserire un’idea che si radichi nella mente di una persona. Costui è Robert Fischer Jr. il quale, alla morte dell’anziano e dittatoriale genitore, dovrà convincersi che l’unica cosa che può fare è distruggere l’impero ereditato. Saito avrà allora campo libero. In cambio offrirà a Cobb la possibilità di rientrare negli Stati Uniti dove è ricercato per omicidio. Cobb accetta e si fa affiancare da un team di cui entra a far parte la giovane Ariane, architetto abilissimo nella costruzione di spazi virtuali.
Christopher Nolan (il regista) affronta le dinamiche della psiche nello stato di sonno con la competenza di un esploratore dotato di mappe sconosciute ai più ma anche con la consapevolezza di chi è altrettanto a conoscenza delle alchimie più segrete della macchina-cinema i cui elementi sa distillare con sapienza, cercando anche di evitare il più possibile il ricorso agli effetti speciali. Perché Inception è al contempo una detection, una riflessione sul funzionamento della psiche, un melodramma, un film d’azione. Il tutto inserito nell’ambigua cornice di quella incapacità di distinguere tra apparenza e realtà che è propria di ogni essere umano quando, nel sonno, crea mondi tanto inesistenti quanto assolutamente ‘reali’.

http://www.mymovies.it/film/2010/inception/

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Avatar

locandinaJake Sully è un marine costretto su una sedia a rotelle che accetta di trasferirsi sul pianeta Pandora in sostituzione del fratello morto, uno scienziato la cui missione era quella di esplorare il pianeta mediante l’utilizzo di un Avatar che riproduce in tutto e per tutto le sembianze di un indigeno, e che viene “guidato” dall’umano attraverso una speciale connessione neuronale. Pandora però non è solo un luogo da studiare. Il motivo principale per cui gli umani si trovano sul pianeta è un enorme giacimento di un minerale prezioso per la Terra su cui la catastrofe ecologica ha ridotto a zero le fonti di energia. Uomini d’affari e militari sono così impegnati nella depredazione del pianeta e combattere contro gli indigeni Na’vi che non hanno alcuna intenzione di farsi colonizzare. Il compito iniziale dell’avatar di Jake è quello di conoscerne usi e costumi e di farsi accettare all’interno delle loro comunità. Sarà così in grado di riferire se sia possibile sottometterli. Jake conosce così Neytiri, una guerriera Na’vi figlia del capo tribù. Da lei impara a divenire un guerriero molto diverso dal marine che è stato e se ne innamora ricambiato. Da quel momento la sua visione dell’impresa cambia.

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Public Enemies

locandinapg2 Un film che racconta le gesta del rapinatore di banche eletto nemico pubblico numero 1, John Dillinger (Johnny Depp), diventato famoso e considerato un eroe, se pure un eroe negativo, visto il mestiere… L’agente speciale dell’FBI incaricato di catturare Dillinger è Melvin Purvis (Christian Bale). Ho atteso questo film da mesi, all’estero è uscito un mese prima (o dopo) Terminator 4 e ovviamente non vedevo l’ora di vederlo, ma l’Italia ha deciso di posticipare l’uscita a novembre, per la non-gioia dei fan di Christian Bale. Putroppo ho avuto dei posti sfortunati, seconda fila centrale, e non me lo sono goduta a pieno, anche per via della stanchezza, raffreddore e due occhi gonfi come canotti. Non so se mi è piaciuto o meno. Mi è sembrato molto lungo e con troppo silenzio tra un dialogo e l’altro, anche se il secondo tempo l’ho trovato più vivo. I posti infelici e la stanchezza non mi hanno fatto capire bene, per cui ci sarà di sicuro una seconda visione, questa volta comodamente da casa, con l’audio in inglese (dato che ancora una volta il doppiaggio di Chris è pietoso) e con assoluta calma. Avere i posti in seconda fila però non ha dato solo note negative, infatti ho potuto almeno godere della perfetta visuale del buon “vecchio” (più buono che vecchio) Christian!

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Michael Jackson’s This is it

michaeljacksonsthisisit Un tributo alla straordinaria vita e carriera di Michael Jackson. Un documentario che mostra le prove dei concerti che sarebbero dovuti iniziare poco tempo dopo. Guardando questo film si fa fatica a credere che quest’uomo se ne sarebbe andato da lì a breve. Consiglio a tutti di andarlo a vedere, soprattutto coloro che non sono fan, perché si renderanno conto di quale uomo Michael fosse. Non solo un’artista dotato di un talento eccezionale, ma una persona umile, gentile, professionale e che amava il suo lavoro come pochi fanno. Invidio le persone che hanno avuto la possibilità di lavorare con lui. Hanno avuto la fortuna di conoscere un talento vero e un grande uomo. Grazie di tutto Michael, riposa in pace adesso.

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Harry Potter e il Principe Mezzosangue

HP

Ieri sera è uscito finalmente il sesto capitolo della saga del maghetto più famoso (e fortunato) del mondo. Sapevamo già che sarebbe mancata la battaglia finale, sapevamo già che sarebbe mancata la storia della famiglia di Voldemort ma non avrei mai pensato che non avrebbero inserito la storia di Piton, il “Principe Mezzosangue” appunto! Se il libro si chiama così ci deve essere un motivo, come si può non parlarne??!! A parte questo e svariati altri dettagli sbagliati, scene eliminate, piccole mancanze che purtroppo troviamo in ogni film tratto da un libro, devo dire che mi è piaciuto molto. Ovviamente è più cupo e serio degli altri, ma è proprio questa atmosfera che lo rende bello. E’ stato molto lungo e a questo punto mi chiedo perché non abbiano aggiunto un’altra mezz’ora per spiegare e aggiungere più dettagli. Non so se coloro che non hanno letto il libro (i libri) abbiano capito qualcosa, a queste persone che ancora non sono entrate nel magico mondo di Hogwarts, consiglio vivamente di andarsi a leggere tutti i libri!

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Terminator Salvation

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La cucina del domani, il sapore di una volta

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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