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Quella gelida estate

Racconto pubblicato nell’antologia
“365 Racconti d’estate”, Delos Books.

Quasi ora di pranzo e sono ancora a letto, per niente ansiosa di alzarmi. È una domenica come tante: grigia e vuota come quelle passate, che riporta alla mente ricordi infelici non troppo lontani.
Guardo fuori l’inverno farsi strada tra le case e gli alberi, ammantando il mondo di malinconia.
Dipingerebbe un bel quadro, se non portasse con sé foschi pensieri e un gran freddo dentro.
Quand’è stata l’ultima volta che ho ascoltato il suono della primavera, quando si svegliano le fate per danzare con gli insetti? E quando, mi ha toccato l’estate, con la sua stella più grande a mordermi la pelle fino a farla bruciare?
Non ne ho memoria.
Ricordo solo attesa, speranza, un sogno.
La vita come la desideravamo: una casa, un orto, un bosco, e poco oltre il mare.
– Vorrei davvero vederla, quella casa – ti dicevo.
– Ma tu la vedi. Ogni giorno, nei miei sogni, tu sei lì ad aspettarmi.
– Vorrei che non fossero solo sogni.
– Ti ci porterò, quando tutto questo sarà finito.
Ma non è mai finito, e ora mi rimane il ricordo di quella gelida estate al mare, quando mi hai detto addio, non per l’ultima volta. E il mio ritorno a Mosca, nel suo abbraccio afoso, lontano da te. E le innumerevoli notti, e gli sterminati giorni, in quel torrido prolungarsi del tempo che consumava la mia vita, che ne portava un’altra con sé.
Non te lo dissi mai.
Mi sarebbe bastata quell’esistenza a metà, quel sapore dolce-amaro che mi lasciava la tua presenza.
Quel dolore che mi spalancava il cuore quando te ne andavi, e che ci faceva soffrire entrambi mentre sognavamo a occhi aperti, abbracciati negli ultimi istanti, la vita che mai avremmo potuto avere. Inutile la mia scelta di starti vicino, inutile la tua di parlare con lei.
Eppure mi sarebbe bastato.
– A me no – fu l’ultima cosa che mi dicesti.
Un pianto sommesso mi sveglia dall’incubo di quei giorni non troppo lontani; e l’amaro ricordo si placa, ora, nel guardare negli occhi tuo figlio: ultima cosa di te che Dio mi ha donato, unica cosa di noi che mai avrà fine.

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Stranger in Moscow (“The Circle Review”- Autumn issue)

Mosca, capitale e principale centro economico e finanziario della Federazione Russa, con i suoi 15 milioni di abitanti (ufficiali) è la prima città d’Europa per popolazione.
È una città ricca di negozi, attrattive, possibilità, e si è trasformata negli ultimi 10 anni in una metropoli incentrata sul consumismo che non ha nulla da invidiare a città come New York o Londra.
Mosca è una meta ambita da molti, affascinati dalle sue chiese ortodosse, le costruzioni staliniane, la famosa Piazza Rossa, e, soprattutto, dalle bellezze locali.
Ma com’è davvero Mosca dall’interno, senza il fascino dettato dal turismo, ma con le sue realtà di tutti i giorni? Com’è davvero il popolo russo?

Questo è solo l’incipit del mio articolo su Mosca che potrete trovare all’interno del numero 3 della rivista letteraria del ring “The Circle review” (Settembre 2013 – Autumn issue), disponibile on-line in formato pdf all’indirizzo:

http://ilcircolodellearti.myblog.it/the-circle-review-rivista-culturale-letteraria-del-ring.html.

Hanno contribuito a questo numero ben 14 scrittori, e all’interno troverete saggi, poesie e racconti di diverse tematiche, dall’horror fino alla letteratura classica antica.
Leggete numerosi.

Buona lettura!

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A volte ritornano…

Eccomi di nuovo qui, a Mosca, dopo le mie due settimane in Italia per il rinnovo del visto.

Questa volta la partenza non ha visto la neve (solo tanta pioggia perfettamente in tono con il mio umore), ma all’arrivo, ovviamente, sentiva di dover far notare la sua presenza.

Dopo essersi abituata a un clima quasi primaverile ritrovarsi catapultati in un ambiente freddo, grigio e battuto dalla tormenta di neve che sembrava aspettasse soltanto il mio rientro, non ha tirato fuori certamente il mio lato migliore, senza contare poi che me ne sono andata col cuore gonfio di tristezza…

Non scendo nei particolare ma penso proprio che se un dio esiste se la deve davvero spassare con le sorti di noi poveri esseri umani!

E’ davvero un burlone (o una burlona) mi verrebbe da dire, sa senz’altro come passare il suo tempo!

Ma nulla si può fare (solo tacere, imprecare, sclerare, pazientare…) per cui…

Dopo la nausea post jet-flag di ieri sera (strano ma vero!) che non mi ha fatto mangiare nulla (il che è un bene data l’assenza in questo periodo della palestra) e che mi ha fatto passare la notte insonne (non unica causa ma complice ben volentieri!), la mattina non ha visto una condizione migliore.

E’ partita decisamente male, con canzoni strazianti che toglievano l’attenzione da quanto tentavo di leggere seduta comodamente in metro (per la cronaca, “Il mio nome è nessuno” di Manfredi), e non ha fatto un salto di qualità dopo…

All’arrivo in reparto mi è sembrato di essere entrata in zona di guerra: un disastro totale, quasi ti viene da pensare di non andare MAI in ferie!

Avrei voluto urlare!

La nota positiva è che almeno l’esplosione nucleare mi ha distratto dai miei foschi pensieri notturni e mattutini.

Prevedo una settimana alquanto pesante, spero almeno che la neve si stanchi di cadere su questo paese e si prenda una lunga e meritata vacanza fino all’anno prossimo.

Se la mattina non è stata delle migliori la serata dovrebbe invece essere allettante, spero di non doverla terminare ancora una volta  in lacrime, per quanto bella sia… o forse proprio per quello…

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Back home

Non mi sembra vero ma è già passato un mese (e due giorni) da quando sono qui, il che vuol dire che mancano altri 23 mesi allo scadere della mia permanenza a Mosca. Certo detto in questo modo sembra una lunga, estenuante attesa, come se fosse un grosso problema per me restare in questo paese così a lungo: ovviamente non è così, almeno per ora…

Dopo un solo mese è forse prematuro giudicare questa esperienza, nel bene o nel male, ma dato che sono qui apposta, e che scrivere un diario comporta questo, posso azzardarmi a dire che attualmente il giudizio è positivo.

Non nascondo che in alcuni momenti vorrei essere a casa, ma non tanto perché mi manca l’Italia, gli amici, la famiglia ecc ecc (sì, lo so, sono pessima in questo!), quanto per la sua atmosfera decisamente più amichevole e accogliente.

Nonostante sia una città caotica e frenetica (c’è infatti gente ovunque e in qualsiasi orario, anche nelle ore non di punta c’è più gente nelle stazioni metro che non in tutta Sassuolo!), con negozi aperti 24h su 24, con sempre nuovi eventi e spettacoli ogni giorno, il tutto sembra procedere comunque con estrema lentezza e mancanza di efficienza. Questa è una cosa che mi manda fuori di testa!

Non sopporto la mancanza di organizzazione, la mancanza di gentilezza nel trattare con i clienti, la mancanza di rispetto nei confronti degli altri quando si tratta di fare qualcosa per cui un’altra persona dipende dal tuo operato! E, inoltre, cosa che nulla ha a che fare con quanto scritto sopra ma che rimane comunque in tema, non sopporto di vedere gente che non ti saluta, o che non chiede scusa se ti urta (anche perché il più delle volte lo fanno volontariamente per farsi spazio), o a cui non importa se TU chiedi scusa per lo stesso motivo! Cosa ancora più fastidiosa è la assurda concezione della donna intesa come una “Lady”, per cui devi anche stare attenta ai locali in cui vai perché potresti non riuscire ad entrare a meno di non essere (s)vestita nel modo giusto! Tutte queste cose insieme a volte mi fanno venire voglia di prendere a schiaffi qualcuno!  Se non altro in compagnia di Kat (dalla patria Inghilterra, luogo in cui sono abituati a fare le cose in modo diverso e decisamente migliore a mio avviso) il pensiero è condiviso e diviso in due parti uguali, e si affronta sempre con una risata!

Insomma, mi ci vuole proprio una pausa tutta italiana!

Parto infatti questo sabato per dover rifare il visto, ma la sfortuna vuole che, ovviamente, parto da un paese freddo e in parte innevato per arrivare in un altro altrettanto coperto di neve!

Tutti i commenti alla vita, le persone, gli atteggiamenti russi sono in realtà bazzecole, semplici momenti che muovono al nervosismo di fronte a tanta differenza dalla tua patria (e questo è tutto un dire…). In verità è una sola la cosa che non sopporto: il freddo!

L’inverno non è mai stata la mia stagione ideale, e ho un odio smisurato per neve e ghiaccio. Sei andata nel paese giusto, direte voi! Sì, lo so, non è stata una scelta fortunata ma sono comunque molto contenta di esserci perché è un’esperienza che altrimenti non avrei mai avuto modo di provare, e inoltre mi fortitica corpo e mente… soprattutto corpo: mi conserverò giovane!

Scherzi a parte, in realtà non è così dannatamente freddo e gelido in questo periodo, e la neve la vedo poco e niente ed essenzialmente ammucchiata nei parchi o comunque in zone poco trafficate. La scocciatura non sta quindi nel clima in sé, abbastanza affrontabile, ma nel doverlo vivere tutti i santi giorni, insieme al costante grigiore del cielo!

Per questo sarei stata felice della mia permanenza italiana, non fosse stata esattamente uguale, almeno a livello climatico, a quella che sto vivendo qui!

Ma pazienza, in ogni caso sarà un successo (per citare un vecchio collega…), e il mio rientro avrà senz’altro una nota molto positiva in un incontro a lungo atteso. Non me ne vogliano amici e parenti, ma di sicuro questo è il motivo più valido per cui valga la pena tornare a casa!

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Many Meetings

Conoscete il Couch Surfing?

Se la risposta è no, allora dovete assolutamente andare a visitare questo sito:

https://www.couchsurfing.org

Si tratta di un sito che mette in comunicazione i viaggiatori di tutto il mondo che desiderano farsi ospitare, o che sono disposti ad ospitare, ma anche chiunque abbia voglia di scoprire luoghi, persone, eventi del paese in cui si trova!

L’ho scoperto un paio di anni fa e l’ho rispolverato non appena arrivata a Mosca nella speranza di conoscere qualche altro espatriato come me, ma anche gente del posto con cui fare pratica con il mio scarso russo.

Ho conosciuto così un po’ di persone con cui trovarsi la sera o nei week-end (quelli che non avrò più liberi!) e fare qualsiasi cosa ci salti in mente!

Sabato 2 febbraio ho incontrato Kathrin e Piotr, lei una ragazza inglese qui da un paio di mesi a lavorare presso una famiglia, lui un ragazzo russo che vive a Mosca. Abbiamo camminato tutto il giorno per la città fino a tarda sera, e ho scoperto così tante vie e negozi facilmente raggiungibili da casa mia senza per forza dovere utilizzare la metro. E’ una bella e lunga camminata, ma almeno si riesce a guardare il panorama e ad orientarsi! La metro non aiuta molto in tal senso…

Ovviamente avevo scordato di caricare la batteria della macchina fotografica, quindi le mie foto che documentano la giornata si riducono a queste…

Cielo Hotel in Maiakovskaya Negozio in Tsverskaya Palazzi Someone Tverskaya

…in pratica nulla!

Tverskaya è una delle strade principali del centro, ed è piena di bei negozi e locali. Il negozio fotografato (Елесеевский магазин –

Eleseevskiy shop ) si trova appunto in questa via, ed è particolarissimo perché, come si può notare, non si trova all’interno del classico edificio tipico di un market ma di un vecchio palazzo costruito nel 1790. E’ davvero bellissimo, bisognerebbe vederlo dal vivo, le foto non gli rendono giustizia.

Il Mercoledì successivo sono invece andata alla serata settimanale di giochi di società bilingue! Grazie al couchsurfing ci si può rendere conto di quanti russi in realtà vogliano parlare e praticare il proprio inglese, e questa serata è nata apposta per questo motivo, oltre che per permettere a noi cittadini stranieri di imparare la lingua del luogo.
Io e Kat siamo state obbligate a giocare a un gioco inglese, non hanno voluto che lasciassimo il tavolo per unirci alla “sezione degli espatriati”! Ma stasera ci riproveremo, l’avremo vinta noi!!!

Gamers

Un’ultimo incontro l’ho fatto infine domenica scorsa, quando sarei dovuta andare a pattinare sul ghiaccio al Gorky Park, ma invece…

… hanno mandato qualcuno a prendermi alla stazione della metro perché non avevo idea di dove si trovasse (o meglio, non lo ricordavo…) e ho così conosciuto Sergey, un ragazzo se non ricordo male di Stalingrado, che ha studiato tedesco e inglese e a cui piace un sacco parlottare in italiano. Siamo andati alla ricerca di un bancomat che funzionasse e alla fine, congelati dal freddo e dall’umidità della giornata, siamo approdati allo starbuck russo (“shocoladniza”) a fare colazione all’una del pomeriggio!

Io con il mio immancabile quadernino prendi appunti l’ho tormentato di domande sulla grammatica russa, e il tempo è trascorso così velocemente che il resto del gruppo che ci aspettava aveva in pratica già finito di pattinare e si chiedeva dove fossimo finiti!

Quindi niente pattinata sul ghiaccio…

Riuniti finalmente al resto del gruppo (che contava di un altro inglese in giro per il mondo apparentemente all’infinito, Anna, la ragazza conosciuta alla serata dei giochi, Sergey e un altro ragazzo russo di cui non ricordo il nome) abbiamo trascorso il resto della giornata praticamente soltanto mangiando! Siamo partiti con l’idea di guardare una mostra naturalista, ma a metà della fila abbiamo deciso di rinchiuderci da qualche parte al calduccio, e così siamo andati prima a pranzo (qui colazione, pranzo e cena sono gestiti in modo assai strano…) e poi in una sorta di pub con musica molto rilassante e tanto, tanto caldo!

Anche in questa occasione ovviamente mi sono fatta riconoscere… le mie domande sulle parolacce in russo hanno inizialmente scioccato un po’ di persone ma credo che ormai ci abbiano fatto l’abitudine. Non sono poi tutti così chiusi e seriosi come appaiono questi russi, se ti conoscono e si fidano sono molto allegri e simpatici, e ridono tanto… o forse sono io con i miei comportamenti strani che li faccio ridere… mah, chissà…

Una cosa strana che mi fa sorridre è che alle orecchie degli stranieri, o forse solo di questo paese non saprei dire, l’italiano suona come una canzone. Ogni volta che parlo con il mio direttore a lavoro (che è italiano appunto), gli altri ci guardano e ridono cominciando a fare finta di cantare, e anche Sergey domenica mi ha detto la stessa cosa.

Mah…

Games Evening

On Sunday

 

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Casa-Lavoro

Sono rimasta silenziosa per troppo tempo, un’altra settimana se ne è andata e con essa tutti gli avvenimenti importanti e meno importanti delle mie giornate moscovite!

Innanzitutto è un piacere immenso potere dire di essere comodamente sdraiata sul letto della mia casa in totale tranquillità e silenzio.

L’ultima volta che ho dato mie notizie ero ancora immersa nella sua ricerca, ma la Cerca è finalmente finita da più di una settimana ormai. E’ stato amore a prima vista: non sono stata io a scegliere Lei ma è stata Lei a scegliere me! La zona è molto bella, anche se a guardare fuori dalle finestre non si direbbe (traffico, palazzi e rumore non appena ne apri una!) ma è situata in pieno centro, e con tutti i comfort che una persona espatriata (ma non solo) come me potrebbe desiderare.

La via ha un nome impronunciabile ovviamente, ma la zona è più facilmente riconoscibile attraverso la stazione metro più vicina: Mayakovskaya, sulla linea verde.

La strada per arrivare a lavoro è lunga: da qui alla stazione di Altufievo sono 25 min di metro (senza contare poi il tempo che ci impieghi ad entrarne ed uscirne), e prima di potermi sedere comodamente per tutta la durata del viaggio, devo fare un veloce cambio di linea che mi fa perdere un altro paio di minuti preziosissimi; ma non solo, giunti a destinazione mi aspetta una camminata di un’altra ventina di minuti! E quando devi attraversare un parco facendoti strada tra sentieri più o meno visibili di neve, la giornata non può che cominciare imprecando e maledicendo l’inverno, la neve e il freddo!

Se siete interessati, qui c’è la mappa –> Casa-Lavoro e qui c’è la mia casa!

Però devo dire che, a parte questo piccolo particolare climatico, non si sta per niente male.

Lunedì 4 febbraio è stato il mio primo giorno di lavoro in Decathlon Altufievo. Non è stato proprio come me lo aspettavo, infatti sono capitata in un momento particolare in cui, tra persone malate e impegni importanti del negozio, ho dovuto arrangiarmi da sola senza una vera e propria integrazione da parte dello staff, cosa a cui dovrei riuscire a rimediare questa settimana.

Dopo solo una giornata di lavoro ho potuto immediatamente constatare come siano completamente diversi i ritmi in questo paese (e in questo negozio) rispetto all’Italia e, soprattutto, a dove lavoravo prima.

La carenza di organizzazione si fa sentire, cosa per me impossibile da comprendere, così come la scarsa voglia di seguire e soddisfare il cliente. Questo succede purtroppo nella maggioranza di negozi: le persone difficilmente ti salutano e difficilmente si fanno in quattro per te, a differenza di quanto accade in Italia. Ovviamente casi spiacevoli di gente incompetente e/o con poca voglia di lavorare li abbiamo anche noi, ma sono più un’eccezione che una regola, mentre qui sembra essere il contrario.

La mentalità è quella antica di un paese che, a mio avviso, non è ancora pronto allo sviluppo che sta conquistando. In dieci anni le cose sono cambiate molto da un punto di vista economico e produttivo, ma la testa della gente è ancora legata all’obbligo del lavoro per il puro e semplice guadagno, un dovere che non ha niente a che fare con il piacere di mettere un impegno maggiore in quello che si fa per soddisfazione personale, per soddisfazione degli altri e per ottenere, in conseguenza a questi fattori, un guadagno maggiore.

Per farvi un’idea è come pensare ai lavoratori statali italiani su larga scala! E qui mi attirerò le ire di qualcuno…

Sarà molto difficile riuscire a cambiare le cose nella mia “piccola” realtà decathloniana in questi due anni di tempo che avrò a disposizione, e non solo per i motivi elencati sopra. Oltre a questi, infatti, ci dobbiamo pure aggiungere il bisogno (prematuro) di volere, ma soprattutto di dovere, fare una famiglia. Se vi capiterà mai di parlare con qualunque ragazzo o ragazza tra i 20 e i 25 anni di età state pur certi che vi diranno che il loro obiettivo primario è sposarsi e fare dei figli nel più breve tempo possibile, come se per questo non vi fosse un futuro possibile superati i 30 anni!

Spesso sono quindi costretti a scegliere tra lavoro e famiglia, donne in primis, perché ancora sfugge loro il concetto di poter fare benissimo entrambe le cose!

Ma, ahimé, questa è la Russia!

Un altro aspetto di importanza notevole per il buon (?) esito del mio lavoro è la lingua!

Ovviamente non ho nessun traduttore simultaneo con me, né elettronico né umano, e sono quindi armata di vocabolario e di quaderno per prendere nota di qualsiasi parola nuova che giunge alle mie orecchie. Non è per niente semplice riuscire a comunicare con i ragazzi, e lo è ancor meno farlo con i clienti! Ormai le mie frasi classiche sono “parlo russo molto poco, chiedo a un venditore, chieda a quel ragazzo/a…” e cose simili. Devo però dire in mia difesa che a volte riesco a comprendere ciò che mi stanno chiedendo e riesco anche a rispondere a tono! Certo, non sono frasi complicate, sono semplici domande riferite più che altro alla presenza di un modello, di un colore o di una taglia a cui devo rispondere solo con un “sì, no, è tutto qui”, però è una soddisfazione da non sottovalutare!

La mia testa a fine giornata sembra accartocciarsi su sè stessa e pronta ad implodere per la fatica di dover tenere alta la concentrazione nel parlare due lingue diverse (un inglese che a malapena la gente conosce e un russo che a malapena conosco io!), tanto che sono più stanca che dopo ore e ore di palestra! Il fatto però che tutti continuino a ripetermi che parlerò russo in poco tempo mi aiuta a pensare in modo molto positivo, anche se non nascondo che qualche volta dei momenti di sconforto ci sono, seppur molto brevi e rari.

Sono più propensa a pensare che alla fine di questo progetto potrò dire di avere imparato una lingua nuova e complicata e di aggiungere sul mio curriculum un’esperienza di lavoro, e di vita, che non capita tutti i giorni e non a tutti!

Qui è come vivere in un altro mondo, se non ci si arma di pazienza e speranza è meglio fare le valigie e tornare a casa!

Foto casa

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“Mi scusi ma lei è russa o inglese?”

Dopo giorni di confinamento in albergo per un po’ di febbre e tanta tosse, domenica sono riuscita finalmente ad andare a fare un giro in centro!

Il mio principale obiettivo era trovare la mia amata libreria di questa estate e comprare l’ultimo libro di Jordan, ma la giornata ha preso una svolta improvvisa…

Uscita dalla metro in corrispondenza della “Biblioteca Lenina”, non sapevo se andare a destra  o a sinistra per ritrovare la strada che portava alla mia meta, per cui ho seguito l’istinto e ho girato a destra: mossa errata!

Sapevo benissimo di essere dal lato sbagliato, ma ho voluto continuare lo stesso da quella parte dimenticandomi della libreria e puntando verso il Cremlino che mi guardava dall’altro lato della strada.

In realtà per arrivarci è meglio fare un altro giro, oppure prendere direttamente la metro e uscire all’ingresso della Piazza Rossa, ma in quel momento non ricordavo nulla di tutto ciò, per cui mi sono lasciata trasportare dalle mie gambe e dalla bellissima giornata adatta a camminare.

L’istinto, col senno di poi, si è rivelato corretto!

Infatti, lungo la strada, mentre cercavo un luogo per attraversare senza farmi uccidere dalle macchine in corsa, una coppia di signori mi si accosta e mi chiede esattamente quello che stavo tentando di cercare anch’io. Alla risposta classica “ya ni snaiu” (=non lo so), ecco che un altro signore (e che bel signore!) si avvicina per salvarci la vita. Era tedesco, un fotografo a quanto pareva, e parlava ovviamente inglese! Al che ho approfittato della situazione per farmi spiegare come arrivare dall’altra parte, visto che di famosi sottopassagi non ne vedevo nemmeno l’ombra!

Gentilissimo mi ha fatto notare che ce n’era uno accanto al cavalcavia poco più in là, ma che era pressoché invisibile, e mi ci sono diretta seguita dalla coppia di russi in vacanza a Mosca che si chiedevano se fossi russa o inglese!

I due invece erano di un paese impronunciabile, Ul’janovsk (e me lo ricordo solo perché mi hanno detto esserci nato Lenin), ed era la prima volta che venivano a Mosca. Lei ha studiato inglese, francese e tedesco a scuola ed era contentissima di poter trovare qualcuno con cui parlare almeno una di queste lingue!

E’ stata molto gentile, ha voluto fare una foto con me per ricordo, e mi ha invitata ad andare a trovarla a casa sua! Inoltre ci siamo scambiate le mail in modo, per lei, di potere fare un po’ di esercizio con il suo inglese.

Ecco la foto fatta dal povero marito accantonato per tutto il tragitto perché non capiva una parola di quanto stavamo dicendo!

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Ci ha preso in contropiede, io stavo tentando di spiegargli come farla e non ho avuto nemmeno il tempo di sorridere! La foto della signora è venuta decisamente meglio ma è rimasta in suo possesso, chissà se la metterà in un blog come me 😉

Mi ha lasciato anche un video ricordo…

 

Le poche ore di luce che sono seguite le ho passate girando per la Piazza Rossa a fare un po’ di foto.

Un consiglio: NON entrate a mangiare in nessun luogo nei dintorni a meno che non vogliate spendere un patrimonio!

Io ho voluto rischiare con una cioccolata calda ma i 5€ richiesti mi hanno fatto passare la voglia facendomela “limitare” a un più abbordabile tè caldo! Non oso pensare ai ristoranti!

Putroppo sono dovuta scappare subito per andare ad Altufievo (dove lavoro, dalla parte opposta), per cui niente libreria e niente “A memory of light”.

Ma non ha importanza, la giornata è stata comunque produttiva: è incredibile infatti ciò che si può trovare sbagliando semplicemente strada!

 

 

 

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La Cerca della casa

La mia ricerca della casa non sta andando a buon fine; dopo una settimana in questo paese ho visto soltanto 5 appartamenti in due giorni! Sembrerebbe un ottimo andamento ma non è così: ogni giorno dovrebbe esserci un’ opzione nuova da considerare ma qui i proprietari delle case si fanno desiderare.
Non solo prediligono fissare gli incontri nel pomeriggio, se non addirittura verso sera, ma non amano farsi vedere nei week-end, e questo limita notevolmente le possibilità di incontro! Senza contare poi che affittano gli appartamenti in men che non si dica, per cui un appuntamento preso da mattina a sera potrebbe in realtà dissolversi per l’arrivo di un altro competitor!
Quel poco che ho visto però mi ha dato un’idea molto chiara di come siano gli appartamenti e tutto quello che ne concerne.
Innanzitutto, ho già ampiamente appurato che gli affitti in centro sono alti, molto alti, così alti che se non fossi qui per conto della mia azienda non me li sarei mai potuta permettere!
D’altro canto parliamo del centro di Mosca, una delle città più care d’Europa, e non della sua periferia, dove probabilmente una casa è più accessibile ai comuni mortali come me. Considerati gli stipendi, alquanto bassi, direi che sia plausibile.
In ogni caso, grande o piccola che sia, sembra che la cosa essenziale da trovare in un appartamento sia la TV: ce n’è una in ogni stanza! Ma non la classica tv a scatola dei vecchi tempi (io modestamente a casa mia ce l’ ho ancora), no, parliamo di tv a schermo piatto e di dimensioni colossali!
Probabilmente già questo di per sé è un ottimo punto di argomentazione!
Premetto che a casa non passo mai molto tempo davanti alla televisione (preferisco internet in tutto e per tutto), soprattutto considerato che il 90% di ciò che viene trasmesso è spazzatura (e mi sono mantenuta su una bassa percentuale…), ma quando ti trovi lontano da casa ogni tanto senti il bisogno di sentire parlare la tua lingua e avere contatti con la tua gente, anche se questa è italiana!
Eh sì perché, non so voi, ma quando si va all’estero generalmente l’ultima cosa che vuoi vedere è un compatriota, perché insomma, diciamocelo, non è che noi italiani brilliamo per i nostri comportamenti. Chi è con ha mai detto: “i soliti italiani, si fanno riconoscere dappertutto”?
Ma, come giusto stavo dicendo, nonostante tutto, quando sei troppo isolato nel nuovo contesto e la tua mente dopo un po’ si stanca di doversi concentrare a parlare un’altra lingua, e sei stanco di leggere e scrivere e ascoltare in un linguaggio diverso dal tuo… ecco che in quei momenti, quel patriottismo che non pensavi minimamente di avere, sale in superficie e ti fa desiderare, contro ogni aspettativa, di incontrare un membro della tua stessa specie! E’ incredibile lo so, ma succede. Hai bisogno di sentire parlare italiano, di sentire persino i telegiornali della tua tanto (più o meno) amata Italia!
E quindi, insomma, tante parole per dire che, a conti fatti, una mega TV satellitare può avere i suoi vantaggi!
Ma oltre alla televisione l’affitto comprende molto spesso svariate altre cose: internet, l’aria condizionata (da non credere ma d’estate dicono ce ne sia bisogno), l’arredamento quasi sempre al completo (e quando dico arredamento intendo proprio tutto, persino stoviglie o il ferro da stiro!), lavatrice, lavastoviglie e un boiler, la cosa più essenziale da considerare quando si affitta casa. Sì perché in estate, non ho ancora ben capito il motivo, per circa due settimane l’acqua calda viene staccata, per cui la presenza di un boiler che la riscaldi diventa di particolare importanza.
I 5 appartamenti erano tutti molto carini: il primo che ho visto era perfetto per le dimensioni e le stanze disponibili, oltre per la quantità esagerata di armadi! Peccato fosse ubicato in un palazzo decisamente cadente. Mi dispiace anche per la proprietaria che era simpaticissima, nonostante volesse trovarmi marito.
Un altro ancora si trovava in un palazzo eccezionale (vecchio di cent’anni!), molto bello e accogliente ma troppo piccolo.
L’ultimo che ho visto è per ora l’opzione 1 scelta: ha tutto quello che mi serve ed è grande abbastanza per gli ospiti e per la mia bicicletta! Anche la zona è comoda, ma questo è tipico di qualunque abitazione in centro. Infatti qui, oltre a trovare qualsiasi cosa una persona abbia bisogno (ci sono addirittura i solarium!), le stazioni metro sono ovunque e perfettamente collegate, impossibile perdersi!
Ma sulle meraviglie del centro ci arriverò poi, adesso passo e chiudo continuando la Cerca della mia nobile, seppur modesta, dimora.

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Tutto il mondo è paese?

In attesa che i miei capelli si asciughino, seduta a una sorta di scrivania/tavolo con solo un telo a coprirmi, mi prendo qualche minuto per raccontare la giornata di oggi.

E’ cominciata molto lentamente: la colazione nel week-end si serve fino alle 11, di conseguenza ho dormito fino alle 9:30. Non perché ne avessi bisogno (la sveglia era infatti alle 7!) ma perché ogni qual volta alzavo la testa dal cuscino, vedevo soltanto il buio penetrare dalle due finestre. L’alba non arrivava mai, di conseguenza per quale motivo alzarsi?

Oggi era comunque un giorno importante perché mi aspettava la mia presentazione al team di responsabili di Decathlon Altufievo.

Mi ero ovviamente preparata un breve discorso in russo ma quando la moltitudine di facce in attesa mi si è presentata davanti, le poche parole che avevo imparato per quel momento si sono ingarbugliate nella mia mente dimenticandosi il senso logico.

Non che non ci abbia provato comunque! Sono riuscita a tirare fuori un paio di frasi (dimenticando di dire la mia età che, ripensandoci, è stato un bene) e poi, sconfitta, ho continuato in inglese.

Ma l’importante è farsi capire no?

A gesti o a parole, nella tua lingua o in un’altra, alla fine se uno vuole riesce a comunicare. Mi auguro presto di riuscire ad acquisire un certo grado di conoscenza ma, in fondo, con una parola alla volta si arriva a costruire una frase!

A pranzo (a very late one) ho avuto modo di assaggiare i famosi “blinì” (la cui descrizione è delegata alla foto qui sotto), e la bevanda locale (no, non è la vodka), detta Kvas: una sorta di birra ricavata però da zucchero e farina di segale.

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Per chi ama la birra forse questa la troverà di suo gradimento, anche se poco alcolica (il che, a mio parere, è un bene), mentre per quanto riguarda le crêpes russe, sconsiglio quelle al latte: il sapore è ottimo ma arrivare in fondo al pasto è un’impresa!

In ogni caso, è già un successo aver trovato qualcosa senza carne o pesce (“Ya veghetarianka”!), per cui insomma, diciamo che, almeno per oggi, mi è andata bene!

Quel che mi aspetta è decisamente difficoltoso ma molto interessante. La cosa peggiore sarà riuscire ad affrontare ogni giorno che verrà al freddo e calpestando pozze di neve sciolta e ghiaccio, oltre al dovermi guardare bene da certe facce poco raccomandabili.

Questo in realtà succede in tutte le città, soltanto che la tua la conosci bene e, soprattutto, sai come rispondere in modo adeguato!

Ma ci arriverò!

Non ci sono solo brutte facce (appartenenti più che altro a uomini, ahimé) in questa città, ovviamente, ma è un mondo talmente diverso da quello a cui sono abituata, che purtroppo per necessità devo basarmi sull’apparenza.

Ovviamente spero mi inganni!

Attraversando il parco che porta al negozio (o meglio, ai vari negozi), ho visto molte persone allegre e a proprio agio in mezzo alla neve: c’erano intere famiglie che passeggiavano e si divertivano con i loro figli, armati di sci per meglio solcare l’infinito manto bianco.

Immancabili poi sono le donne sui tacchi! Certa che per gli uomini non sarà così, è assai comico vederle zampettare con quegli aggeggi infernali che diventano tali nel momento in cui vengono utilizzati su ghiaccio e neve!

Lo so che sembra strano, ma anche le donne russe fanno fatica a camminare con i tacchi (a spillo e non) in queste condizioni avverse, soltanto che per sentirsi donne a quanto pare da queste parti è assolutamente necessario rischiare di fratturarsi l’osso del collo e atteggiarsi in modo che sembri in realtà una cosa trendy!

Ah, non capirò mai certi comportamenti femminili… e sono una donna anch’io, anche se (lo dico con un certo orgoglio) atipica!

Certo sarà dura non essere degnata di uno sguardo (uno buono, non quello appartenente alla faccia poco raccomandabile!) in questo mondo di esseri che sembrano soprannaturali, ma diciamolo…

…in fondo in fondo tutto quello che hanno è solo apparenza!

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Partenza e Arrivo

E così ce l’ho fatta, sono finalmente arrivata a Mosca dopo mesi di attesa e difficoltà una dopo l’altra.

La partenza è stata meno traumatica del previsto, quanto meno quella “reale”, vale a dire il momento dell’addio in aeroporto.

Come mi aspettavo è stato molto più difficile trascorrere la sera prima, in cui ho dato gli ultimi saluti a colleghi e amici che non rivedrò, come d’abitudine, ogni giorno a lavoro.

Eh sì, perché è l’abitudine che ti frega. Ti fa sentire al sicuro e ti dà la certezza di trovare lì, in quel posticino che ti sei ritagliato nella tua testa, tutte le risposte a eventuali dubbi e paure.

Ma questa certezza e senso di sicurezza a volte non bastano, il cambiamento può essere spaventoso ma è necessario… almeno per me.

Così eccomi qui, a scrivere da una stanza d’albergo alle 8 di sera, con l’assenza di luce all’esterno se non per via della neve, e uno spicchio di luna nel cielo.

La giornata non ha regalato particolari emozioni, così come la serata di ieri, ma non c’era da aspettarsi altro per il momento. Le emozioni, belle e brutte, avranno tempo di arrivare.

Oggi era il momento della tranquillità, così come ieri quello del riposo dopo lunghe notti di scarse dormite.

Ovviamente anche il meritato riposo è stato sofferto, seppur in maniera esigua: la coda all’aeroporto sembrava infinita, e creata da un folto gruppo di cinesi (a Mosca!), e il viaggio in taxi fino all’albergo sembrava allungarsi invece che diminuire.

Se non altro il tassista era simpatico: rideva e scherzava e parlava qualche parola di inglese, cosa rara da queste parti!

Com’era da aspettarsi le uniche parole di italiano che conosceva erano “pizza, spaghetti, mafia, Berlusconi” (non necessariamente in quest’ordine), ma d’altro canto anch’io ci ho messo del mio con  “Putin” e “vodka”!

Forse l’unica vera emozione, se così si può chiamare, è stato vedere, dall’alto dell’aereo, la città sottostante illuminata  dai lampioni e le luci delle macchine, il tutto incorniciato da una chiazza quasi continua di bianco: sembrava una cartolina natalizia.

Anche in pieno giorno, qui in periferia, la città ha un certo fascino con questo clima.

Questo non significa però che mi sia già abituata (ecco che ritorna questa parola) al freddo e alla neve!

Probabilmente non succederà mai.

I casi sono due: dopo mesi in queste condizioni (e il peggio deve ancora arrivare, mi dicono che febbraio sia il mese più freddo!) o mi adatterò così bene da non riuscire quasi a sopportare il troppo, amato, caldo; o comincerò a pregare perché arrivi questo troppo e amato caldo!

Lo vedremo!

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«Oὕτως ἀταλαίπωρος τοῖς πολλοῖς ἡ ζήτησις τῆς ἀληθείας, καὶ ἐπὶ τὰ ἑτοῖμα μᾶλλον τρέπονται.» «Così poco faticosa è per i più la ricerca della verità, e a tal punto i più si volgono di preferenza verso ciò che è più a portata di mano». (Tucidide, Storie, I 20, 3)

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